Testo Di Gordiano Lupi, foto di Riccardo Marchionni
Piange la scavatrice in piazza Dante, dove una generazione sfortunata – che non ha conosciuto eroi ma contestazioni e adesso s’è fatta classe dirigente – ha imparato a leggere e a scrivere. Piangono i camion carichi di terra e ricordi, che sollevano uno strato di sogni abbandonati tra le pietre erbose del giardino. Piange la memoria di Ponzo all’angolo tra Pretura e oleandri, mentre un moderno bagno a gettoni da tempo ha rimosso l’antico Vespasiano. Piange la poesia della tradizione, il verso anonimo d’un poeta simbolista, il tentativo di prosa poetica d’un piombinese assente. E tra tutte queste lacrime il rimpianto dei lampioni – panchine dove sedevamo ad ascoltare il canto dei grilli e le canzoni dei nonni per notti d’estate. Una sfortunata generazione piange lacrime senza vita per la fine d’un sogno che non ha vissuto, che non ha mai avuto. Sono invecchiato tra ragazzi sfortunati dalle idee confuse, inermi di fronte alla mia disperazione, sono invecchiato con il ricordo d’una piazza Dante sede di feste popolari e bandiere rosse, dove una sera di settembre Lucio Dalla cantava dice che era un bell’uomo / e veniva veniva dal mare / parlava un’altra lingua / però sapeva amare … Piange la scavatrice e inonda il mio pianto, in fondo ricordare è una forma di rimpianto, tra platani odorosi e tigli affranti, tra palazzoni operai che ricordano palme in fiore.

