“Biglietti per Piombino”: Un posto senza cinema

Di Gordiano Lupi.


Un posto senza cinema

Poesia su ordinazione, diceva Pasolini,

si trasforma in ordigno,

ma a me non ordina nessuno.

Il mio spirito ribelle, un vecchio cappotto stropicciato,

ricorda. Ostinato.

Ricorda che cinema è cultura,

non è parcheggio, non è attesa, non è rendita.

È luce.

E fugge. Fugge verso Follonica,

dove di cinema ne hanno ben due,

due fari accesi sul mare di sera.

Noi, qui, al buio.

Siamo ridotti male, amici.

Da faro del Val di Cornia,

torre bianca che guardava il ferro e il futuro,

a Polifemo accecato.

Ma non da Ulisse.

Nessun eroe, qui.

Accecato dalla nostra stessa mano,

dalla nostra barbarie di provincia,

ordinata, amministrata, votata.

E allora prendiamo le nostre carabattole –

poche cose, un libro, un biglietto vecchio –

e prendiamo il garbo, sì, il garbo toscano

che ci è rimasto,

e lo portiamo a Follonica.

Esodo di spettatori con la borsa della spesa,

pellegrini di celluloide sulla via Aurelia.

Mentre i nostri politici tacciono.

Un silenzio assordante, un silenzio di cemento,

il silenzio dei manifesti bianchi dopo le feste.

Non una parola. Non un’ombra di schermo.

E mi pare di sentirla, la voce del sindaco,

con quel garbo di chi sa tutto:

“L’ultima volta che sono stato al cinema era il 1998”

E poi, con un sorriso furbo da bar:

“Ma non lo avevano sostituito con le serie televisive?”

Certo. Come no.

Come invece di giocare a calcio ci si abbona a Dazn,

e si guarda il prato dal divano,

senza mai sporcarsi le scarpe.