ROMA – “BASTA: I CONTI NON TORNANO, ATTENDIAMO RISPOSTE PRECISE”
Una nutrita delegazione di Cia Etruria ha partecipato al presidio nazionale indetto da Cia-Agricoltori Italiani, in corso dal 13 ottobre, davanti a Montecitorio.
L’obiettivo è accendere i riflettori sulla situazione di estrema criticità cui versa l’agricoltura italiana. Un grido d’allarme lanciato da tempo dalla Confederazione i cui produttori si trovano costretti a fare i conti con costi di produzione sempre più alti- dai fertilizzanti ai seminativi, dall’irrigazione al carburante– a fronte di un residuo sempre più marginale che resta loro in tasca.
Se non c’è reddito non può esserci futuro per l’agricoltura (messa in ginocchio anche da Mercosur e concorrenza sleale), cosa che a sua volta pone un enorme punto interrogativo sul futuro delle nostre tavole. “E come sempre- commenta Cinzia Pagni, Cia Etruria– a pagarne il conto più caro sono il primo e l’ultimo anello della catena: il produttore ed il consumatore.
Quest’ultimo tragli scaffali trova prezzi sempre più salati mentre gli agricoltori devono accontentarsi delle briciole. I conti non tornano e noi siamo venuti a Roma per gridarlo alle istituzioni”.
Inoltre, nel mirino di Cia c’è anche l’ultima proposta negoziale sul Quadro finanziario pluriennale (QFP). La nego-box presentata dalla presidenza di turno del Consiglio Ue non prevede risorse aggiuntive per l’agricoltura, lasciando ferma a circa 294 miliardi di euro la dotazione complessiva per la Pac post 2027. Non solo. Manca l’autonomia della politica agricola e non ci sono garanzie vincolanti sul 10% del target rurale e sulle risorse della flessibilità di bilancio.
E a rendere il quadro ancora più grave, il taglio di quasi il 30% alla riserva di crisi agricola, che scenderebbe da circa 900 a 630 milioni di euro annui. Una proposta inaccettabile, che rinforza le ragioni della protesta. “Oggi l’Europa è davanti a un bivio– prosegue- deve decidere se riaffermare la centralità del settore oppure marginalizzarlo, pagando le conseguenze disastrose di questa scelta. Mentre le altre grandi potenze, dagli Usa alla Cina, rafforzano gli investimenti sulle rispettive agricolture, la Ue non può permettersi di arretrare.
Senza una Pac forte, non c’è più cibo sicuro, tutela di salute e ambiente, vitalità delle aree interne e futuro delle comunità rurali. Ecco perché– chiosa Pagni–continueremo a portare avanti le nostre battaglie (battaglie che riguardano tutta la popolazione) e al tempo stesso ad organizzare assemblee con i nostri agricoltori allo scopo di informarli costantemente su quanto sta accadendo e sulle prossime azioni che decideremo di intraprendere per tutelare il settore agricolo”.

