Di Gordiano Lupi.
Enrico Beni non è stato un libraio di Piombino.
È stato il libraio.
Adesso è andato
ad abbracciare di nuovo la sua Stefania.
La Bancarella –
da piccolo mi ci perdevo,
ragazzo ci ho trovato Pasolini
in una Garzanti economica, sgualcita e perfetta,
universitario ci scappavo
per stare alla larga dai libri di diritto,
e mi immergevo
nella poesia dei suoi scaffali.
La Bancarella che ora sono appartamenti
e fa tanta tristezza a guardarla,
proprio lì, in via Tellini,
dove da poco è scomparso anche l’Odeon.
Enrico era un uomo buono.
Mite.
Un religioso vero.
Cultore della storia locale,
cultore di Piombino.
Quante presentazioni in quei locali stretti,
quante giornate in mezzo ai libri,
quanti sogni perduti e ritrovati tra le pagine.
Resta la casa editrice –
un pezzo importante di storia piombinese,
a ricordo della libreria d’un tempo.
Restano i nostri sogni in comune.
Siamo stati persino concorrenti, Enrico.
Ma come ho sempre detto:
nella cultura non esiste concorrenza.
Abbiamo fatto insieme cose buone per Piombino,
senza badare alle critiche.
Incomprensioni, forse, ce ne sono state –
ma il ricordo che porto in cuore
del tuo sorriso buono
serve a cancellare tutto.
Enrico, ci mancherai.
Come ci è mancata Stefania.
Come ci manca una grande libreria indipendente.

