“Biglietti per Piombino”: un balcone di mare e tamerici

Testo di Gordiano Lupi, foto di Riccardo Marchionni.

Un balcone di mare e tamerici

Non rincorrere un treno ormai partito,
tempo che scorre, città dove cammini
tra cose che rendono immortali, dicono
da qui siamo passati, persino esistiti, vita
che svanisce, senza capire chi ti sfiora
un braccio, frasi sui muri, flebili speranze,
non inseguire un autobus già perduto
tra solitudine e giornate di ricordi.

Tramonto che non sei più giorno,
desiderio della notte incerta; dirada
sequenze la memoria mentre cavalchi
verso strade d’ombra. Triste cella
è tutto quel vissuto (la città che pensi),
corpo prigione di ricordi inaspettati,
la nebbia del mattino sfuma il blu
indaco che scolora in verde.

Un balcone di mare e tamerici,
la vita che abiti (una seconda pelle),
sfioriti oleandri celano isole lontane,
svelano distanze e povere scogliere,
rami di pino sparsi sulla battigia,
compagni fantasmi del risveglio  
e un incubo sogno da tormento  
nel triste volo di falene nere.