Piombino, Acciaierie Metinvest Danieli: l’ipotesi diffusa in questi giorni

Da giorni sulla cronaca locale e nazionale si leggono notizie che riguardano l’ipotesi di costruire una grande industria siderurgica Danieli Metinvest, italo ucraina, sul territorio di Piombino.

Il Ministro delle Imprese Urso parla addirittura di pochi mesi perché ciò si realizzi, l’Amministratore delegato della Soc.  Danieli dichiara di aver ricevuto buona e apprezzata accoglienza a Piombino, il cui territorio   è adatto e idoneo. 

Le forze politiche tacciono, le forze di minoranza e maggioranza del Consiglio Comunale non si esprimono, il   Sindaco dichiara in un post “sto affrontando con il Ministro Urso il tema del rilancio del polo siderurgico di Piombino. Un impianto importantissimo per il territorio che può e deve diventare strategico per il Paese.”

Sappiamo tutti che problematiche non indifferenti si concentrano su questa città,  per aspetti inerenti l’ambiente, la salute, la sicurezza: dalle discariche di Ischia di Crociano che stanno ottenendo le autorizzazioni per portare nuovi rifiuti, al rigassificatore che potrebbe rimanere qui per sempre, alle dismissioni disordinate della fabbrica, alla chiusura dell’Ospedale e ora appare all’orizzonte una industria siderurgica   da due o tre forni elettrici, per la produzione di 2,5/4 milioni di tonnellate annue di acciaio.

Si tratta del   progetto che è stato rifiutato in Friuli-Venezia Giulia, dove, con 25.000 firme gli abitanti del luogo insieme ai loro numerosi Sindaci, hanno detto NO per motivi ambientali e sanitari.

Piombino, a quanto pare, è, per l’opinione pubblica italiana e tutta la politica, un luogo dove collocare impianti a rischio di incidente rilevante e impianti il cui ciclo è ambientalmente impattante. 

Uno stabilimento di questo tipo (capace di produrre quasi la stessa quantità di acciaio prodotta quest’anno a Taranto) presuppone:

-da una a tre acciaierie;

-uno o più parchi rottami, rottami provenienti anche dall’Ucraina con chissà quali sostanze al loro interno;

-impianti di preparazione, di preriscaldamento per la carica del forno elettrico;

-un parco per il preridotto e per i rottami di ferro;

-un probabile imponente impianto per la produzione in loco del preridotto stesso;

-linee di trattamento fumi, abbattimento polveri;

-impianti per la laminazione;

-logistica con il porto;

-coordinamento con altro soggetto industriale JSW presente nell’area.

Il tutto, a detta del Ministro, da realizzarsi in fretta e furia! C’è da temere che anche in questo caso si tenti di applicare procedure d’urgenza, non garantistiche, escludendo la VIS e la VIA?

Noi, insieme a una parte della città, abbiamo tante volte parlato di diversificazione delle attività economiche per la valorizzazione delle nostre risorse, in armonia con la produzione industriale di acciaio di qualità, di rotaie, puntando essenzialmente ai processi di laminazione. Noi diciamo sì alla convivenza tra più settori, dall’industria, al turismo, alla cantieristica, alla pesca, alla logistica, all’economia del mare, diciamo sì alla diversificazione per un futuro che non metta indietro le lancette della nostra storia.

Ma una monocoltura dell’industria pesante mal si concilia con le prospettive di diversificazione: quando questo tipo di siderurgia non dovesse essere più competitiva o conveniente, cosa lascerebbe sul nostro territorio? Uno scenario già visto e con il quale stiamo facendo tuttora i conti.

Ci sembra che la nostra città risenta della mancanza di un progetto complessivo e alternativo e dove c’è disoccupazione e degrado è più facile piazzare quello che altri territori rifiutano nel nome della sicurezza, dell’ambiente, della salute e della stessa diversificazione lavorativa.

Noi chiediamo un confronto con Chi ci rappresenta, ci auguriamo prima possibile, poiché di fronte ad una parziale, sommaria   informazione  mediatica a senso unico,  si possa aprire una discussione vera tra lavoratori , cittadini e istituzioni. La città non appartiene solo alle istituzioni, ma è della gente e la gente va ascoltata tutta, quella che si   augura che un   progetto del genere venga realizzato e quella che argomenta il proprio disappunto e spera in un futuro diverso per Piombino, dove sia possibile intrecciare sistemi produttivi alternativi.

Tornare indietro nella storia della città non è una svolta di poco conto, che se ne parli almeno.

Il Comitato Salute Pubblica Piombino Val di Cornia