28 novembre sciopero generale

PIOMBINO – 28 NOVEMBRE SCIOPERO GENERALE
PIOMBINO
È TEMPO DI TORNARE A MOBILITARCI
RITROVO ORE 8 in via della pace (davanti alle scuole superiori)

Fine manifestazione piazza della costituzione

Il rinnovo del CCNL Metalmeccanici appena firmato viene presentato come un risultato straordinario. Ma basta leggerlo, e soprattutto leggere la nota ufficiale di Federmeccanica, per capire che siamo davanti all’ennesimo contratto costruito sulle esigenze delle imprese, non su quelle dei lavoratori.

 

Sul salario non c’è alcun salto. I 205 euro lordi includono i 28 euro già erogati nel 2025 e sono diluiti su quattro anni. La stessa piattaforma dei firmatari chiedeva 280 euro in tre anni: il contratto ne porta a casa 205 in quattro, con una riduzione evidente dell’aumento richiesto e una velocità quasi dimezzata.

 

In più non viene recuperato un solo euro dei 17 mesi di vacanza contrattuale, né dell’inflazione che ha eroso pesantemente il potere d’acquisto nel triennio. Il modello IPCA depurato resta intatto, lo stesso meccanismo che da quindici anni ha ridotto i salari reali dei metalmeccanici.

Non a caso Federmeccanica lo definisce “sostenibile” per le imprese: è la conferma che la priorità del contratto non è la busta paga dei lavoratori.Sulla flessibilità il quadro è persino più chiaro. Il plurisettimanale passa da 80 a 96 ore annue e i PAR collettivi da 5 a 7 giorni, con riduzione dei PAR individuali. Significa più settimane lunghe, maggiore possibilità di modulare i carichi produttivi e meno autonomia personale.

Federmeccanica lo rivendica come una “innovazione rilevante”: lo è, ma solo per le imprese, che ottengono nuovi strumenti per.rganizzare la produzione senza corrispondere incrementi salariali adeguati.Sul fronte della precarietà la normalizzazione diventa addirittura un vanto.

La stabilizzazione dopo 48 mesi di staff leasing non è un passo avanti: è la certificazione che quattro anni di somministrazione diventano un percorso ordinario prima dell’assunzione.

Le causali che consentono di superare i dodici mesi nei contratti a termine restano ampie e lasciano spazio a usi estesi. Anche su questo, il testo padronale è esplicito: questi strumenti garantiscono flessibilità e competitività.

Ci sono miglioramenti puntuali su rientri, genitorialità, disabilità e sicurezza. Ma non incidono sull’impianto generale, che resta pienamente coerente con l’agenda delle imprese. Non c’è traccia della riduzione dell’orario, del rafforzamento del ruolo degli RLS, di limiti al subappalto o del necessario collegamento tra contratto e crisi industriale del Paese.

I pilastri della piattaforma USB –salario reale, orario, salute e sicurezza – restano fuori dal perimetro del rinnovo.Per USB un contratto nazionale deve aumentare davvero il salario, ridurre la flessibilità, tutelare il tempo di vita dei lavoratori e affrontare la precarietà strutturale.

Questo rinnovo fa il contrario: non recupera l’inflazione, amplia la flessibilità, riduce l’autonomia sui permessi e normalizza percorsi lunghissimi di precarietà.Uno scherzo? no, è la conferma di un modello contrattuale costruito per le imprese e pagato dai lavoratori.

 

Per cambiarlo servono un’altra idea di contrattazione e un conflitto reale che metta alcentro salari, diritti e politica industriale. È esattamente per questo che USB sarà in piazza ein sciopero il 28 novembre, per aprire una stagione diversa, fondata sulle esigenze dei lavoratori e non sulla sostenibilità dei margini aziendali.

Industria Nazionale USB Lavoro Privato