SAN VINCENZO – Dalla pagina Facebook di Misericordia San Vincenzo ODV
𝗜𝗺𝗽𝗼𝘀𝘀𝗶𝗯𝗶𝗹𝗲 𝗱𝗮 𝗱𝗶𝗺𝗲𝗻𝘁𝗶𝗰𝗮𝗿𝗲
𝗣𝗿𝗶𝗺𝗼 𝗿𝗲𝗻𝗱𝗲𝘇-𝘃𝗼𝘂𝘀 𝗰𝗼𝗻 𝗣𝗲𝗴𝗮𝘀𝗼.
La chiamata della Centrale arriva secca, senza lasciare spazio a interpretazioni:
𝗥𝗢𝗦𝗦𝗢.
Dall’Isola di Cerboli sta rientrando verso il porto di Piombino una motovedetta.
A bordo c’è un ragazzo.
Trauma da tuffo da scoglio.
Si parte.
Sirene accese.
Adrenalina.
Il cuore che corre più veloce dell’ambulanza.
Arriviamo al porto e l’automedica è già lì. La motovedetta ha appena attraccato. Il ragazzo è ancora a bordo.
Ci basta uno sguardo.
Nessuna parola inutile.
Ognuno sa cosa deve fare.
Ognuno prende il proprio posto.
Da quel momento non siamo più singole persone, mezzi diversi, divise diverse.
𝗦𝗶𝗮𝗺𝗼 𝘂𝗻𝗮 𝘀𝗾𝘂𝗮𝗱𝗿𝗮.
Lo trasferiamo sulla banchina. In fretta, ma con precisione.
Spinalizzazione. Barella. Monitoraggio. Stabilizzazione.
Ogni gesto conta.
Ogni secondo conta.
I medici lavorano per prepararlo al trasferimento verso la piazzola di Villa Marina, all’Ospedale di Piombino.
E quando arriviamo, lo vedo
𝗣𝗲𝗴𝗮𝘀𝗼.
È lì ad aspettarci.
Le pale sono ferme.
Tutto sembra immobile.
Ma sappiamo che tra pochi minuti quel mezzo porterà via con sé una vita che ha ancora bisogno di essere difesa.
Salgono i medici dell’elisoccorso.
Nuova valutazione.
Nuova stabilizzazione.
Quella che può fare la differenza.
La decisione arriva rapida: sedazione profonda, intubazione.
Li guardi lavorare e capisci cosa significano davvero esperienza, lucidità, preparazione.
Movimenti precisi.
Voci ferme.
Nessuna esitazione.
Poi arriva l’ultimo passaggio.
Forse il più delicato.
Dalla nostra barella alla loro tavola.
Ancora una volta, insieme.
E poi…
il rotore comincia a girare.
Prima lentamente.
Poi sempre più forte.
Quel rumore ti attraversa il petto e ti resta dentro.
Pegaso decolla.
Lo seguiamo con gli occhi mentre si alza nel cielo, diretto verso la cura definitiva.
E per un istante pensi soltanto:
𝗖𝗲 𝗹’𝗮𝗯𝗯𝗶𝗮𝗺𝗼 𝗳𝗮𝘁𝘁𝗮.
Il nostro pezzo di strada è finito.
Rimaniamo lì.
Noi.
L’ambulanza.
Il silenzio dopo l’adrenalina.
Dentro sembra un campo di battaglia.
Sangue. Garze. Materiale utilizzato. Attrezzatura ovunque.
Ci guardiamo.
Un respiro profondo.
E poi di nuovo al lavoro.
Pulire.
Disinfettare.
Sanificare.
Ripristinare ogni cosa.
Perché da qualche parte potrebbe già esserci qualcuno che ha bisogno di noi.
E noi dobbiamo essere pronti.
𝗦𝗲𝗺𝗽𝗿𝗲.
Oggi ho capito davvero cosa significa essere parte di una catena del soccorso.
Una motovedetta.
Un’ambulanza.
Un’automedica.
Un elicottero.
Medici, infermieri, volontari.
Persone diverse.
Compiti diversi.
Ma un’unica direzione.
𝗦𝗔𝗟𝗩𝗔𝗥𝗘 𝗨𝗡𝗔 𝗩𝗜𝗧𝗔.
E quando tutto funziona, quando ognuno fa il proprio pezzo con professionalità, fiducia e cuore, capisci che nessuno salva qualcuno da solo.
Lo si fa insieme.
Grazie a chi era con me oggi.
Grazie a chi ogni giorno ci insegna, ci prepara e ci rende capaci di affrontare momenti come questo.
Grazie a Pegaso.
E grazie a tutti quelli che, quando arriva quella chiamata, lasciano da parte tutto il resto e rispondono semplicemente:
“𝗔𝗻𝗱𝗶𝗮𝗺𝗼.”
Un’esperienza vissuta e raccontata dal nostro 𝗚𝗶𝗼𝗿𝗱𝗮𝗻𝗼, insieme al collega 𝗠𝗶𝗿𝗰𝗼, al suo fianco in questo intervento difficile e indimenticabile.
𝗗𝘂𝗲 𝗱𝗲𝗶 𝗻𝗼𝘀𝘁𝗿𝗶, 𝘂𝗻’𝘂𝗻𝗶𝗰𝗮 𝘀𝗾𝘂𝗮𝗱𝗿𝗮, 𝘂𝗻 𝘂𝗻𝗶𝗰𝗼 𝗼𝗯𝗶𝗲𝘁𝘁𝗶𝘃𝗼: 𝗲𝘀𝘀𝗲𝗿𝗰𝗶 𝗾𝘂𝗮𝗻𝗱𝗼 𝗰𝗼𝗻𝘁𝗮 𝗱𝗮𝘃𝘃𝗲𝗿𝗼.

