Testo di Gordiano Lupi, foto di Riccardo Marchionni
Vivere stanca
Non solo lavorare stanca.
Sentirsi irrisolti, stanca.
Fare cose che nessuno ha capito, stanca.
La sera, guardare i libri in fila, dal settanta a oggi,
ben disposti, dritti in biblioteca,
stanca.
Perché lo sai.
Resteranno eredità di nessuno.
Finiranno su una bancarella dell’usato,
in un mercato di domenica, tra il ferro e le ceramiche.
E ci sarà sempre qualcuno, con le mani in tasca,
a dirti che un piccolo editore non è un artigiano.
Stanca guardare il mondo e non capirlo.
Stanca questa città che passa e non ti guarda.
Stanca scrivere pagine per nessuno,
le pagine bianche che nessuno volta.
Stanca scavare nei ricordi,
come si scava una vigna a novembre,
con le mani fredde.
Stanca sentirsi messi da parte,
sul marciapiede, ad aspettare un’occasione
che ha già preso un’altra strada.
Stanca sopportare.
Stanca tuffare il pennino nell’inchiostro del passato
e accorgersi che ha perso il colore.
Che non scrive più.
Lavorare stanca, caro il mio Pavese, dicevi bene.
Tutto vero.
Ma è vivere, che stanca.

