PIOMBINO – Lo sfogo di Federico Mugnai per le conseguenze dei festeggiamenti per la fine della scuola.
Gli studenti infatti, girando per le vie cittadine hanno tirato uova sui portoni e palazzi.
“Uova sui portoni, valori per terra”
Oggi è finita la scuola. E come ogni anno si sono sentiti urli, risate, cori, zaini lanciati in aria e ragazzi felici di lasciarsi alle spalle interrogazioni, compiti e campanelle.
È sempre stato così.
La gioia dell’ultimo giorno di scuola è un rito che appartiene a tutte le generazioni. Apparteneva anche alla mia.
Ma una domanda me la faccio.
Che cosa c’entra tutto questo con il ritrovarsi il portone di casa imbrattato di uova?
Rientrando a casa, in via Pacinotti, davanti all’IT Pacinotti, ho trovato il portone e le facciate dei numeri civici vicini colpite da decine di uova lanciate contro muri, porte e abitazioni private. Colate giallastre che scendono lungo gli intonaci, sporco, odore e la necessità per qualcuno di mettersi a pulire ciò che altri hanno deciso di sporcare.
E allora mi chiedo: dov’è la parte divertente?
Dov’è il messaggio?
Dov’è la gioia collettiva?
Perché un gavettone tra compagni che ridono insieme può essere uno scherzo. Urlare per la felicità può essere una festa. Cantare, ballare, abbracciarsi perché si è concluso un anno scolastico può essere perfino una bella immagine.
Ma prendere delle uova e tirarle contro i palazzi non è una festa.
È vandalismo.
Piccolo, se vogliamo. Ma sempre vandalismo.
E c’è un’altra cosa che colpisce.
Le uova sono cibo.
In un’epoca in cui continuamente si parla di spreco alimentare, sostenibilità, rispetto delle risorse, si decide di utilizzare un alimento semplicemente per distruggerlo contro il muro di qualcuno.
Per quale motivo?
Quale sarebbe il valore educativo?
Quale sarebbe il significato?
Forse il problema più grande non sono nemmeno le uova.
Il problema è che molti ragazzi sembrano non distinguere più la libertà dall’assenza di regole.
Essere felici non significa poter fare tutto.
Divertirsi non significa arrecare danni agli altri.
Festeggiare non significa trasformare una strada in un bersaglio.
E qui entra in gioco un’altra parola che sembra sempre più fuori moda: responsabilità.
Perché se si riuscisse a sapere chi sono stati gli autori di questi gesti, sarebbe giusto che le famiglie partecipassero alle spese di pulizia e di ripristino.
Non per vendetta.
Per educazione.
Perché quando un ragazzo comprende che dietro a una bravata c’è qualcuno che deve pagare, pulire, perdere tempo e denaro, forse impara qualcosa che nessun social network e nessun video di pochi secondi potrà mai insegnargli.
Io appartengo a una generazione nella quale, se qualcuno si fosse presentato a casa dicendo che avevamo danneggiato una proprietà altrui, il problema non sarebbe stato il cellulare sequestrato.
Il problema sarebbe stato affrontare i nostri genitori.
E forse è proprio qui che si vede la differenza.
Una volta si insegnava che la libertà finiva dove iniziava il rispetto per gli altri.
Oggi troppo spesso sembra che il rispetto per gli altri sia diventato un dettaglio trascurabile.
Le uova sui portoni si laveranno.
Le facciate torneranno pulite.
Quello che preoccupa davvero è il messaggio che resta.
Perché quando una generazione non riesce più a distinguere una festa da un atto di inciviltà, il problema non è l’intonaco sporco.
È l’educazione che si sta sgretolando sotto di esso.
Proprio rirntrando essendo fuori cass tutto il giorno per lavoro,serata ho parlato con un abitante del palazzo e ho saputo che quanto accaduto non è passato inosservato.
Pare infatti che già intorno alle 11 del mattino siano state segnalate le uova lanciate contro i portoni e le facciate della zona. Mi è stato riferito che sarebbe stato informato anche il Commissariato di Polizia e che un dirigente scolastico si sarebbe recato sul posto per rendersi conto personalmente della situazione.
Non so quali provvedimenti verranno presi e non mi interessa assistere a una caccia alle streghe. Mi auguro però che l’episodio non venga liquidato con una scrollata di spalle e con il solito “sono ragazzi”.
Perché essere ragazzi non può diventare una giustificazione per tutto.
Mi viene inevitabilmente da fare un confronto con i tempi della mia adolescenza. Anche allora esistevano le bravate, gli scherzi e le sciocchezze. Nessuno vuole raccontare una generazione perfetta che non è mai esistita.
Però c’era una cosa che pesava parecchio: la condotta.
Bastava poco per essere richiamati. Un comportamento scorretto poteva incidere concretamente sul percorso scolastico. I professori, le famiglie e gli studenti sapevano che il rendimento non era fatto soltanto di interrogazioni e compiti in classe, ma anche di educazione, rispetto e senso civico.
Oggi si parla spesso di diritti, molto meno di doveri.
Eppure la scuola non dovrebbe limitarsi a trasmettere nozioni. Dovrebbe contribuire a formare cittadini.
Per questo credo che il voto di condotta non debba essere considerato una reliquia del passato, ma uno strumento educativo ancora attuale, se utilizzato con equilibrio e buon senso.
Perché conoscere la matematica, la storia o la fisica è importante.
Ma imparare il rispetto per gli altri lo è ancora di più.
Vedremo nei prossimi giorni quali decisioni verranno prese.
Quello che mi auguro è che da questa vicenda esca almeno una lezione utile: la libertà di festeggiare finisce nel momento in cui inizia il diritto degli altri a non subire danni.
E questo non dovrebbe insegnarlo soltanto la scuola.
Dovrebbero insegnarlo tutti gli adulti.
A partire da noi stessi.
Un gesto come quello delle uova può sembrare una sciocchezza, ma spesso sono proprio le piccole mancanze di rispetto quotidiane a raccontare lo stato di salute di una comunità.

