PIOMBINO – “La mia posizione è semplice e chiara: il rigassificatore non è il male assoluto, ma è del tutto improponibile collocarlo nel porto, a ridosso della
città. Non esiste alcuna ragione valida per esporre un intero territorio ad un rischio così elevato.
Il punto non è se l’impianto debba esistere, ma dove. E la risposta è evidente: va spostato in aree isolate, lontane dai centri abitati, meglio
ancora in mare aperto, come avviene nella maggior parte dei casi.
La sicurezza viene prima di tutto. Se questo significa che Snam debba rinunciare ad una parte dei propri guadagni, è un prezzo minimo rispetto al
rischio che ricade su di decine di migliaia di persone. Su questo non dovrebbero esserci dubbi: la sicurezza non è “compensabile”.
Serve però riportare il dibattito sui binari giusti: quelli della realtà, non della propaganda. Qui siamo davanti ad un impianto industriale a rischio rilevante inserito in un contesto urbano.
Gli scenari di incidente:
incendio, nube infiammabile, esplosione, non sono invenzioni, ma ipotesi previste nei documenti tecnici internazionali.
E quando accadono, non restano confinati dentro un perimetro: coinvolgono la città, le persone: da Torre del Sale a Salivoli fino a Montegemoli.
Non è ideologia, è buon senso: non è corretto collocare un impianto di questo tipo così vicino ad un centro abitato. Le alternative esistono ed i piani di emergenza, per quanto necessari, non possono annullare un rischio strutturale in un’area così densamente popolata. Nel resto del mondo, questi impianti sono lontani dalle città. A Piombino no.
Chi riduce tutto a uno scontro politico sbaglia. La sicurezza non è di destra o di sinistra: è un dovere. Ma a un certo punto serve anche chiarezza sulle responsabilità. Eugenio Giani deve dire apertamente che questa è una scelta politica che comporta rischi reali e che è stato lui a sottoscriverla assumendosene la
responsabilità. Non ci si può nascondere dietro urgenze o procedure: quando si decide su temi così delicati, si ha il dovere di dire la verità ai
cittadini.
Perché qui non si parla di atti o uffici, ma di sicurezza, territorio e persone. Basta mezze parole: chi ha deciso lo dica chiaramente e se ne assuma fino in fondo il peso, senza alibi, senza fingere di non sapere.
Piombino non può permettersi leggerezze. Serve responsabilità, non slogan. E serve anche smettere di trasformare tutto in una tifoseria: non è una
partita tra favorevoli e contrari, ma una scelta che incide sul futuro di un’intera comunità.
Al tempo stesso, è miope opporre al rigassificatore soluzioni che snaturano il territorio, parlare di distese di pale eoliche ed impianti fotovoltaici invasivi che coprono decine di campi da calcio di terreno agricolo.
La vera domanda è un’altra: quale modello di sviluppo vogliamo? Rinunciamo al Turismo e per cosa? Per l’ennesima ferita al nostro territorio?
Infine, un dato su cui riflettere: nonostante responsabilità e scelte siano chiare, quasi la metà dei piombinesi ha comunque sostenuto Giani alle
elezioni regionali. È un segnale che dovrebbe far pensare, perché quel voto racconta una realtà diversa dalle parole e nei fatti sostiene chi ha preso certe decisioni dandogli una bella pacca sulle spalle invece di una tirata d’orecchi.
Di contro chiedere le dimissioni di Ferrari, che forse andando contro il suo partito ha messo in pericolo il suo futuro politico, non è certo un incentivo a continuare a battersi per questa causa, anche perché non ho ancora capito cosa avrebbe potuto fare di concreto e di davvero utile
e non demagogico di più”.
Alessio Albertoni Cambiamo Futuro

