Testo di Gordiano Lupi, foto di Riccardo Marchionni.
Mattina a Salivoli
Una mattina a Salivoli,
tra sabbia e scogli e sole basso che non scalda.
La spiaggia è disadorna: cantiere abbandonato,
rimessa aperta di barche e tavole da Sup,
legni dimessi accatastati come ossa.
Putride alghe non raccolte
fanno ristagno dove l’onda non arriva più.
Mosche nere, fitte,
e un pessimo odore che sale dal verde marcio,
odore di estate che tarda a cominciare.
Eppure sull’arenile, testardi,
fasci di margherite.
Spuntano tra un mozzicone e un chiodo,
bianche e gialle come se niente fosse,
come se la bellezza non chiedesse permesso.
Un bagnino si aggira piano
tra le tavole dimesse di uno stabilimento da aprire.
Sposta una sdraio, conta le ore,
guarda il mare che oggi non promette nulla.
Più in là, vicino alla foce,
un ristorante programma il pranzo.
Il fiume cittadino qui è solo un rigagnolo,
porta a mare acque residue
e sogni abbandonati, cartacce, tappi, latta.
Svuota la città nella battigia senza far rumore.
E io qui con i miei piccoli dolori,
un’esistenza che lo scirocco appesantisce,
la maglietta incollata, i pensieri che sudano.
Guardo le alghe, le margherite, il bagnino fermo,
e mi torna addosso un vecchio film del mio passato:
una scena girata male, luce sbagliata,
ma me la ricordo tutta.
Anche lì c’era odore di sale guasto
e qualcuno che aspettava l’apertura.
A Salivoli stamattina
non apre niente tranne la memoria.



