“Biglietti per Piombino”: La quercia di Montemazzano

Testo di Gordiano Lupi, foto di Riccardo Marchionni.


La quercia di
Montemazzano


Alla quercia di Montemazzano  
aggrappo sogni infranti,  
schegge di vetro che sconvolgono  
i pensieri del passato.  
Li guardo brillare un secondo,
poi affondare nella terra dura.

Intanto corrono i motorini.  
Ragazzi che escono da scuola,  
sciame di vespe azzurre e rosse  
per via della Pace,  
filano verso il campo di atletica  
e verso pensieri che ancora non pesano.

Io resto qui e non capisco  
il senso di una vita  
dissestata come le strade  
della mia Piombino.  
Buche, rattoppi, silenzi.  
Città per vecchi,  
abbandonata dai suoi giovani  
che scappano per non tornare,
se non da fantasmi, in estate,  
quando il passato profuma di salsedine.

E allora la vedono bella.  
Affascinante come una vecchia amante  
tradita e ritrovata  
nel correre del tempo,  
con le rughe che adesso sono mappe  
e i difetti diventati poesia.

Solo, davanti alle mie parole.  
Le vedo scorrere  
su foto in bianco e nero,  
sopra premi inutili,  
sopra piovosi lungomare  
dove l’acqua scrive e cancella  
lo stesso verso, all’infinito.

La quercia tace.  
Ha visto mille motorini partire  
e pochi ritornare.  
Ma tiene i rami aperti,  
come chi aspetta  
anche i sogni infranti.