PIOMBINO – ANCORA SU RIGASSIFICATORE E TRAFFICI DI ARMI NEL PORTO DI PIOMBINO. NON C’È ALTERNATIVA A UNA LOTTA DI POPOLO
All’inizio dello scorso dicembre dicevamo che il tempo della chiarezza sul rigassificatore si stava avvicinando. I fatti ci stanno dando purtroppo ragione. Snam ha chiesto ufficialmente al governo la proroga della permanenza del rigassificatore oltre il termine dei tre anni, si deve presumere a tempo indeterminato a questo punto. L’avvio da parte di Snam di lavori di rifacimento su ben 84 km di metanodotto tra Livorno e Piombino già nello scorso autunno, parla purtroppo ancor più chiaro: non si rischia il malloppo senza la certezza dell’investimento.
Il governo Meloni da mesi non risponde e non si prende le sue responsabilità. E questo silenzio prolungato è già una risposta abbastanza evidente. Il commissario straordinario (probabilmente dimissionario) e presidente della Regione Giani ha gioco facile a sfilarsi adesso che il danno è già stato fatto. Viene il sospetto che ognuno reciti la sua parte in commedia di fronte a una città a cui non è rimasto neppure un teatro vero per distrarsi dalle umiliazioni che le sono state inflitte nel corso degli anni.
Il rigassificatore non ha portato nessuno dei benefici annunciati con il suo arrivo, in primis le centinaia di posti di lavoro promessi. E dunque nessun sviluppo economico possibile può passare dalla sua permanenza qua. Le compensazioni non sono un’opzione neanche da prendere in considerazione. Non si può normalizzare l’inaccettabile, dai danni ambientali ai rischi per la sicurezza. Non si può continuare a puntare su fonti fossili a scapito delle energie rinnovabili (da costruire ovviamente su superfici già edificate, senza ulteriore consumo di suolo) Tutte le leggi a difesa del territorio e della cittadinanza sono da far valere nei tribunali amministrativi ed è importante che ciò venga fatto. Ma sappiamo anche che nel momento in cui le leggi sono percepite come di impiccio per le grandi imprese, la politica sia di centrodestra che di centrosinistra è spesso accorsa in maniera bipartisan con leggi a misura dei loro profitti. La chiamano “sicurezza del paese”. Il prezzo ancora una volta lo pagano territori sacrificati come Piombino, con un porto necessariamente limitato nel suo sviluppo industriale da questa infrastruttura.
Non abbiamo problemi ad ammettere che non abbiamo soluzioni facili in tasca da proporre. Crediamo che dalla chiarezza della posta in gioco e degli interessi economici che sono connessi alla “presa in ostaggio” del nostro porto possa ancora derivare una mobilitazione matura e capace di non finire strumentalizzata per giochi politici improduttivi. Ma per farlo, occorre che la popolazione di Piombino si renda conto che non c’è alcuna salvezza possibile nella semplice delega alle rappresentanze istituzionali o a pochi cittadini attivi. Questa è una lotta che o sarà esercitata con un reale protagonismo popolare, oppure semplicemente non ci sarà.
La verità è che in questa storia Piombino è parte di un gioco più grande, di carattere internazionale, che riguarda la geopolitica delle forniture energetiche e la corsa agli investimenti bellici e al transito di materiale militare. Decine di mezzi blindati sostano proprio in questi giorni nel porto di Piombino, in attesa dell’arrivo della nave Severine il 27/01, pronti ad essere impiegati su vari fronti di guerra o in esercitazioni militari che devastano l’ambiente e i territori, come sa bene ad esempio la popolazione della Sardegna oberata da poligoni e servitù militari. Non possiamo girarci dall’altra parte.
USB ha aderito a una giornata internazionale di sciopero (6 febbraio) dei porti in vari paesi del Mediterraneo per ribadire che i lavoratori possono e debbono non collaborare alla logistica della guerra. Rifiutando l’odioso ricatto del “lavoro” a tutti i costi e nella consapevolezza che il lavoro vero, in banchina, si sviluppa attraverso traffici commerciali. Se anche i lavoratori nel porto di Piombino vorranno seguire l’esempio dei loro colleghi di Genova, Livorno, Ravenna, Massa Carrara e molte altre città, avranno da noi tutto il sostegno e l’appoggio necessario. L’iniziativa del 29 gennaio prossimo al Centro Giovani dedicata ai traffici di armi nei porti italiani sarà anche occasione per ribadire che Piombino non può farcela a liberarsi da sola, senza conoscere e legarsi ad altre realtà di lotta contro il fossile, la devastazione ambientale e la militarizzazione dei territori.
Vogliamo infine tenere alta l’attenzione sui procedimenti disciplinari che hanno colpito vari vigili del fuoco di USB per essersi inginocchiati lo scorso 22 settembre in segno di lutto per il genocidio a Gaza. Così facendo avrebbero gettato “discredito” – questa l’imbarazzante accusa – su un corpo nato proprio per soccorrere le popolazioni e le persone in stato di difficoltà e pericolo. Uno di loro, Lorenzo Biagini, è di Piombino e ci onoriamo di averlo nella nostra organizzazione sindacale come coordinatore provinciale della categoria. Invitiamo tutta la città a stringerci al suo fianco e a tenere viva la giusta indignazione che ha animato le mobilitazioni dello scorso autunno.
L’Unione Sindacale di Base di Piombino continuerà a opporsi al rigassificatore e ai traffici di armi nel nostro porto, chiamando tutti coloro che si riconoscono nelle nostre posizioni a unirsi a noi, a rafforzare l’organizzazione così da moltiplicare le nostre possibilità di agire.
USB PIOMBINO

