Sanità locale: il punto sulla situazione

PIOMBINO – Sulla cronaca locale di qualche giorno fa, abbiamo letto che ci sarebbero delle ricette per risollevare il reparto di Cardiologia e l’Ospedale di Piombino, ricette che vanno da contratti ad hoc per zone disagiate, oltre all’acquisto di angiografi.

Tutto valido ma conviene fare un piccolo riassunto di storia.
Fino a poco tempo fa i concorsi erano generalmente “aziendali” e validi per tutta l’area Nord Ovest, ma a causa della cronica carenza di personale in quelle che nel tempo sono state definite “zone disagiate” (Piombino ed Elba) sono stati introdotti bandi “ad hoc” ovvero vincolati a quelle sedi, con incentivi.
L’Elba è stata l’unica a godere per anni di un sistema di incentivi specifici per i medici:
-Indennità mensili legate al disagio effettivo di lavorare sull’isola.
-Agevolazioni sui viaggi, contributi per l’affitto e la creazione di una Foresteria a Portoferraio per ospitare i professionisti.
Gli incentivi andavano a chiunque finisse all’Elba tramite i concorsi generali, senza bisogno di bandi dedicati.
A differenza dell’Elba, l’ospedale di Villamarina è stato trattato per anni come una sede normale, priva di qualsiasi incentivo specifico. Questo, unito a un progressivo disinteresse e  disinvestimento che lo ha reso poco attrattiva per i nuovi medici ha portato  a una cronica carenza organica.
Si tentò di invertire il declino di Piombino e della Val di Cornia con la Delibera 846/2019, che prometteva un rilancio della Zona, attraverso, tra gli altri:
Consolidamento e potenziamento di reparti importanti come Chirurgia, Ortopedia, Urologia, Medicina e creazione di un Servizio Psichiatrico SPDC.
Per quanto riguarda le reti tempo-dipendenti, veniva prevista l’integrazione nelle reti regionali per le urgenze (cuore, ictus, trauma).
Per il Punto Nascita venivano previsti gli investimenti di cui all’Accordo Stato regioni del 2010 per ottenere la deroga ministeriale e mantenerlo aperto.
Veniva prevista la ristrutturazione del Pronto Soccorso.
L’attuale situazione – e la delibera SdS n. 18 del 7/08/2019 – raccontano però un’altra storia, e cioè che, a fronte di un programma di investimenti specifici per l’ospedale di Piombino, quelli qui sopra indicati, qualcuno, nella fattispecie un sindaco Pd, tutto preso “dalla necessità si valorizzare e rafforzare l’unitarietà del territorio” chiese il riesame del progetto” al fine di renderlo coerente con la previsione di Ospedale Unico Cecina-Piombino”.
The end.
Stop.
Stiamo ancora aspettando la ristrutturazione del Pronto Soccorso e l’inaugurazione dell’SPDC, di tutto il resto non c’è traccia e mai ce ne sarà.
Nel 2023 fu la volta del Progetto “Anch’io all’Elba” per attirare e trattenere sull’isola medici che già lavoravano nel sistema sanitario regionale, per far fronte alla cronica carenza di organico delle strutture del territorio. Esteso a tutti i professionisti del servizio sanitario toscano interessati a lavorare da una fino ad un massimo di cinque settimane l’anno non consecutive nel presidio ospedaliero dell’isola, il progetto prevedeva che i medici in cambio avessero il rimborso di vitto ed alloggio, come fossero in missione, e duemila euro lordi settimanali di indennità. Avrebbero lavorato trentotto ore a settimana, mentre alle aziende di provenienza sarebbe stato garantito un ristoro economico per la produttività aggiuntiva affinché nessun servizio rimanesse sguarnito. Il progetto è stato confermato per il 2024 e il 2025 e rinnovato per il 2026.
Sono 144 i medici che hanno aderito al progetto nel 2024, per costo totale, almeno sulla carta, di 1.440.000 euro
Nel 2024, “finalmente”, anche Piombino nei progetti aziendali e regionali con i Bandi Start-Smart, che prevedono l’obbligo di sede per il vincitore, il quale firma un contratto vincolato a Piombino o all’Elba per almeno 3-5 anni e, per contro, ha incentivi di carriera con accesso prioritario alla formazione e budget per l’aggiornamento e incentivi economici, cioè la somma delle indennità storiche di disagio con i nuovi fondi per le zone periferiche.
Ed è così che emerge il vero motore della crisi del personale sanitario: il declino delle competenze.
Per un medico, specialmente in settori ad alta tecnologia come Cardiologia o Chirurgia, l’ospedale non è solo un posto di lavoro, è una sorta di palestra e se la palestra non ha i pesi, i muscoli si atrofizzano.
In Chirurgia e in Cardiologia Interventistica, cioè in Emodinamica, la qualità del medico è legata alle procedure. A Careggi, a Pisa ma anche a Livorno, un giovane cardiologo vede centinaia di angioplastiche, impianti di valvole (TAVI) e usa macchinari di ultima generazione. A Piombino, senza Emodinamica, nonostante l’Azienda USL Toscana Nord Ovest l’avesse prevista già nel 2018, e con la logica dell’Ospedale Unico, i casi complessi vengono naturalmente trasferiti.
E dopo 5 anni, il medico “vincolato” avrà fatto quasi esclusivamente attività ambulatoriale o di base. Se dovesse partecipare a un concorso per un posto di alta specializzazione, il suo curriculum sarebbe vuoto di volumi operatori. Tecnicamente, non sarebbe competitivo.
E poi… Nei grandi ospedali, nei grandi centri specialistici, ogni caso difficile viene discusso in équipe, con radiologi, rianimatori e specialisti. È un aggiornamento continuo e gratuito.
Da noi, il medico è spesso in una squadra ridotta che corre per coprire i turni. Non c’è tempo per la ricerca, non c’è confronto scientifico quindi succede che il medico si abitua a una certa routine e invece di imparare a gestire la complessità, impara a stabilizzare il paziente per mandarlo via il prima possibile e, professionalmente, questo è frustrante e mortificante.
Senza investimenti strutturali, come macchinari e/o reparti complessi autonomi, si abbassa ulteriormente la qualità percepita, spingendo la politica ad altre azioni.
Togliere i numeri, togliere la casistica, per giustificare la mancanza di investimenti e usare i bandi vincolati per tappare i buchi organici di una struttura che è stata collocata in un “binario morto” è stato il suicidio assistito di Villamarina.
Invertire la rotta in una situazione come questa, richiede una manovra che vada oltre i bonus economici perché non si tratta più di gestire il disagio, ma di ricostruire la credibilità sanitaria di Piombino e di Villamarina.
Per concludere, il passaggio dai concorsi aziendali ai bandi vincolati segna il fallimento della capacità attrattiva naturale. Mentre l’Elba ha sempre avuto un sistema di paracadute, Piombino è stata trascurata fino alla delibera del 2019, le cui promesse di rilancio strutturale (fondamentali per rispondere ai gravi problemi di salute del territorio) sono però rimaste in gran parte sulla carta.
Quindi, sì, i bandi ad hoc ci sono da almeno tre anni e vanno comunque bene in una situazione come questa ma le soluzioni sono altre.
Rifondazione Comunista Piombino