Cicerone disse “è cosa comune l’errare; è solo dell’ignorante perseverare nell’errore”

La lista Piombino al Futuro della coalizione del candidato Gianni Anselmi persevera nella (voluta) ignoranza della realtà. 

La descrizione chiara di questa realtà la fornì lo stesso Caramassi (ex presidente di RiMateria) nel lontano 2017 quando, sulla situazione finanziaria di ASIU, affermò che “ complessivamente alla data del 2015 quello che chiamo buco si aggirava intorno a 50 milioni di euro” 

Questa la realtà, a fronte della quale i comuni proprietari continuavano ad ingannare i cittadini parlando di ASIU come di un’azienda modello.

Le cause del fallimento di ASIU sono inconfutabilmente: inefficienza, malagestio, intreccio tra rifiuti urbani e rifiuti speciali, inadeguata programmazione, investimenti sbagliati, cattiva gestione degli impianti.

Lo sanno ormai anche i bambini che questo è il motivo per cui è nata la società RiMateria: cercar di ripianare il buco milionario e portare rifiuti per trovare le risorse necessarie a mettere a norma una discarica gestita extra legem: tanto che per due volte è stata posta sotto sequestro con il bocco dei conferimenti . Un circolo vizioso di inadempienze e di debiti crescenti. Il progetto RiMateria non c’entrava niente nel modo più assoluto con la tanto citata economia circolare: è stato solo un tentativo di far cassa per uscire dal disastro finanziario di ASIU. Per questo è stata privatizzata con la vendita avvenuta nel 2018 del 60% delle quote a due soci privati. Tentativo del resto condannato fin dall’inizio al fallimento. 

Il liquidatore di ASIU nella Relazione sulla gestione del bilancio al 31 dicembre 2018 dichiarò: “..la liquidità generata dalle due operazioni (vendita ai privati e cessione a SEI Toscana del ramo d’azienda per i servizi di igiene urbana) sarà sufficiente a regolare integralmente i debiti iscritti al bilancio” 

Il socio pubblico (ASIU, partecipata da tutti i comuni soci) deteneva il 27,75% delle quote a fronte del 72,25% delle azioni in mano ai soci privati (Unirecuperi, Navarra e Lucchini in AD): lo statuto prevedeva che le decisioni venissero prese a maggioranza semplice (con il 50% + 1) e che il socio pubblico avesse l’obbligo di acquistare dal socio privato dissenziente, il quale aveva diritto di vendere, l’intera partecipazione di quest’ultimo al capitale della società. Davvero curioso che ASIU, che aveva venduto le quote per il suo disastro finanziario, avesse la possibilità di riacquistarle. 

I soci privati hanno preso rifiuti da ogni dove a prezzi di mercato e conferito in discarica a prezzi molto inferiori, realizzando guadagni e contribuendo all’indebitamento della società.

Non solo, non investivano nella messa a norma dell’impianto, provocando il ripetuto sequestro, che con il fermo dei conferimenti, aggravava vieppiù la situazione debitoria (erario e demanio compresi)

Di fronte all’obbligo di mettere i milioni necessari per l’ottemperanza delle prescrizioni imposte dalla VIA regionale come condizione ineludibile per avere autorizzato il progetto di nuovi volumi, i due privati hanno preferito portare i registri in tribunale. 

Fine della storia. 

Tornando all’inizio, perseverare nell’ignoranza di evidenze elementari è veramente incomprensibile.