I Comitati sul 25 aprile

Comunicato stampa.

Buon compleanno, Libertà! Oggi la nostra Libertà compie 78 anni ed è doveroso ricordare questa conquista. E onorarla. Per farlo bisogna opporre sempre tanti bei “Noa chi vorrebbe tornare indietro perché – la storia ce lo ha insegnato – le conquiste non sono mai per sempre. Adesso noi siamo chiamati a pronunciare altri “No” in più, rispetto a quelli di sempre, che restano e valgono ancora di più. Il 25 Aprile non è una festa solo per ricordare. Il 25 Aprile va onorato tutti i giorni, fuori e soprattutto dentro le Istituzioni democratiche che sono nate quel giorno e intorno alle quali tutti, vinti e vincitori, possono vivere in pace e prosperità. La Democrazia che nasce dall’antifascismo va coltivata ogni giorno, sempre. 

Non bisogna mai pensare alle Istituzioni gestite da chi per noi è la migliore o il migliore. Dobbiamo pensare a costruire Istituzioni al riparo da quello che per noi è il peggiore. Le regole del gioco devono garantire chi è maggioranza e, ancor di più, chi è opposizione. Le madri e i padri della Patria hanno formulato delle regole, scritte e ben codificate all’interno della Legge fondamentale, la Costituzione della Repubblica Italiana. Noi siamo quelli che lottiamo contro il rigassificatore che il governo, i governi, quello che c’era prima e quello che c’è oggi, vogliono piazzare dentro il porto della nostra città. E fra noi ci sono anche quelli che sono contro lo sviluppo perverso delle fonti fossili a tutti i costi. Siamo quelli che riteniamo che la vera emergenza sia quella del disastro climatico, di una Terra che non ha più futuro se continueremo a gestirla così. Rispettiamo quelli che la pensano diversamente, questa battaglia la facciamo anche per loro. 

Per questo li invitiamo a chiedersi come potrebbero sentirsi se un giorno qui dovessero portare delle scorie nucleari, fanghi tossici come quelli di Bagnoli (ci hanno provato senza riuscirci), se dovessero costruire un inceneritore o se piazzassero una discarica tossica (ah, quella ce l’abbiamo già). Chiediamo loro di chiedersi come si sentirebbero se si sentissero minacciati da una scelta senza avere nessun mezzo per contrastarla contrapponendo ragione alla ragione, idee alle idee e poterle confrontare. Bene, la risposta più sana dovrebbe essere quella di contarsi, non con un commissario con poteri fuori misura e non all’ombra di un’informazione asservita al potere. E comunque mai al di fuori delle garanzie per i beni primari come quelli della sicurezza e della salute pubblica. 

Invece no, qui non c’è nessuna scelta democratica. E men che meno ci sono garanzie per la sicurezza e per la salute pubblica. Con il Modello Piombino“, si sono stabilite regole nuove, al di fuori della Democrazia. Nel nome di un’emergenza, certo, ma non di un’emergenza conclamata e 

verificabile. Quando si stabilisce che a dichiararla può essere un presidente del Consiglio dei ministri, un presidente di Regione o di Provincia autonoma, in base a un principio non meglio dichiarato, ecco che diventa applicabile l’articolo 32 del Decreto Aiuti bis (numero 105/2022 del 9 agosto), varato dal governo di Mario Draghi, e mai rinnegato da quello di Giorgia Meloni. Quell’articolo di legge permette di superare qualsiasi procedura di garanzia prevista dalle altre leggi. A partire dalle Valutazioni di impatto ambientale. Ma ancor prima di questo articolo 32, c’è la consuetudine. E cioè il precedente che si sta istituendo, con un procedimento farsa, con chi doveva essere garante (il commissario) che gioca con la maglia di una delle squadre in campo, quella che deve realizzare l’opera, si fa beffa di 129 prescrizioni che dovrebbero bloccare quel progetto. Che annuncia prima di voler attendere “non una ma due Valutazioni di impatto ambientalee poi va avanti senza averla disposta. Che annuncia di voler superare anche un eventuale blocco del Tar, con un’autorizzazione diversa dalla precedente scritta rapidamente mentre la magistratura amministrativa si pronuncia. 

Bisogna che sia chiaro a tutti che quello che stiamo vedendo intorno a quell’opera è qualcosa che viola ogni garanzia costituzionale. Perché si è inventato di sana pianta il rischio che il Paese potesse restare al buio e al freddo sulla scorta di una presunta carenza di gas per via della guerra tra Russia e Ucraina. In campagna elettorale si è puntato il dito contro i piombinesi che si oppongono ritenendoli responsabili di qualsiasi potenziale disastro energetico del Paese. E invece poi si è visto che quell’emergenza è falsa, che il gas il nostro Paese lo ha venduto, che di quel rigassificatore non c’è bisogno se non per trasformare l’Italia in un centro di smistamento (hub) energetico per fare affari con mezza Europa. Ma non affari che convengono a tutti, solo a pochi, ai soliti pochi noti che di fatto tengono in scacco il Paese: Snam ed Eni, che determinano le politiche economiche privilegiando i propri interessi e quelli degli azionisti. Anteponendoli all’interesse generale, a quello dei cittadini. 

Questa cosa riguarda tutti, chi non è d’accordo ma anche chi è a favore. Perché in base a questi principi, oggi quel che vale per il rigassificatore di Piombino domani può valere per qualsiasi opera, anche quelle che oggi non riusciamo a immaginare. 

A chi guarda con sufficienza chi sta protestando rispondiamo con un abbraccio: pensateci, potrebbe toccare a voi un giorno per un’opera diversa da quella di Piombino, ma comunque calata sulla testa dei cittadini senza 

alcuna garanzia. Noi ci saremmo al vostro fianco, perché nessuno può disporre delle vite e del futuro degli altri. 

Per questo oggi più che mai non può bastare pronunciare le solenni parole di rito “Viva il 25 Aprile, viva la Democrazia, viva la Libertà”. No, oggi bisogna dire che Democrazia e Libertà sono sotto scacco. Abbiamo paura, certo, ma non smetteremo di lottare. Perché il 25 Aprile abbia ancora un senso, perché il 25 Aprile sia ogni giorno. A Piombino e ovunque.