Gelichi: “Preoccupa il silenzio su JSW”

Le prospettive del gruppo siderurgico Jsw di Piombino dovrebbero interessare tutti noi cittadini per diversi
motivi. Intanto perché il PIL di questo territorio si basa ancora prevalentemente su questo comparto, sia
pur retto dalla cassa integrazione, considerando altresì che il rinnovo della Cig potrebbe non essere eterno,
soprattutto se e quando gli assetti societari si modificheranno insieme con un nuovo piano industriale. In
quest’ultimo periodo leggiamo d’indiscrezioni giornalistiche che parlano di una trattativa fra il Gruppo
Arvedi di Cremona e quello indiano per l’acquisizione di tutto o in parte degli asset di JSW Steel Italy
Piombino.

Comunque vada si disegnerà un nuovo assetto industriale e visto che una grande parte in cui
insistono le attività industriali e di logistica è in concessione demaniale o suolo pubblico, sarebbe
imprescindibile un ruolo di accompagnamento di questo percorso da parte del territorio, nello specifico, da
parte di quest’amministrazione.

Il nuovo Governo, a nostro giudizio, non può svolgere un mero ruolo di
osservatore su questa partita per l’elemento strategico industriale che rappresenta e per le ripercussioni
sociali che ne potrebbero conseguire se si lasciasse tutto nelle mani di una semplice trattativa privata.
Quest’amministrazione, il sindaco in particolare, dovrebbe avere la strada spianata nei rapporti con il
Ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso, militando entrambi nello stesso partito, non
dovrebbe essere difficile sollecitare il ministro a intervenire in prima persona. Non si capisce quindi perché
il sindaco non declama mai d’incontri e interessamenti sul tema “Acciaio a Piombino”, che vedano almeno
un approfondimento e una strategia territoriale conseguente; perché a questa partita sono legati anche
altri potenziali sviluppi imprenditoriali di quella vastissima area, 931 ettari, occupata dall’industria che si
chiama SIN.

Stiamo parlando di sviluppo e diversificazione ma per ora è il buio, tanto che anche i sindacati
sono costretti a chiedere incontri per avere chiarezza. La politica sembra totalmente disinteressata al tema,
sarà perché la siderurgia è passata di moda? Anche chi aveva contribuito a redigere quegli Accordi di
Programma che pur con fatica stanno tenendo in piedi questo comprensorio, parlo del PD locale, non fa
cenno sul tema, forse pensando al fatto che alla siderurgia si possa anche rinunciare.

Nemmeno noi fra i
fautori di un maggior peso turistico e la necessità di avviare nuovi modelli d’impresa abbiamo mai pensato
a una Piombino scevra dal comparto industriale; lo dicevamo nel 2010 quando “Piombino non doveva
chiudere” e lo pensiamo anche oggi, convinti altresì che per far riuscire qualsiasi processo di
reindustrializzazione, senza lasciare a terra nessuno, sia necessaria una regia pubblica locale, regionale e
governativa.
Riccardo Gelichi portavoce Ascolta Piombino