Campiglia ha ospitato il Set del Cortometraggio Lancelot

CAMPIGLIA MARITTIMA – Le riprese del cortometraggio in costume ispirato alle leggende arturiane, tra storia, memoria e valorizzazione del patrimonio locale.

Si sono svolte a Campiglia Marittima nei giorni scorsi le riprese di “LANCELOT – a fable”, cortometraggio in costume tratto da “Le Morte d’Arthur” di Sir Thomas Malory con la regia di Tancredi Tunesi.

Il film, prodotto di Vorix Studio, narra l’ultimo toccante incontro tra Lancillotto, ormai anziano pellegrino, e Ginevra, ritiratasi nel silenzio del convento di Amesbury: un racconto intenso e poetico di amore e colpa, in cui presente e passato sono in continuo dialogo, attraverso una narrazione visiva che rende la storia ancora più suggestiva, grazie alla pietra, alla luce di candela e alla bellezza dei paesaggi.

La produzione ha scelto Campiglia Marittima come scenario per i banchetti di Camelot, le battaglie immerse nel fumo e i ricordi dei protagonisti, proprio perché si tratta di un territorio unico in grado di offrire in pochi chilometri un intero universo medievale affascinante: la Rocca e il borgo medievale, le mura in pietra, le porte storiche, la Pieve di San Giovanni, il Castello della Magona costruito in stile neogotico.

La presenza della troupe rappresenta un’occasione per mettere in relazione il patrimonio storico di Campiglia Marittima con il linguaggio universale del cinema, oltre che con un racconto che appartiene all’immaginario di collettivo, offrendo una nuova prospettiva attraverso cui raccontare il territorio e le sue caratteristiche.

“Campiglia Marittima – afferma la sindaca Alberta Ticciati – si conferma un luogo in cui la storia è un patrimonio vivo e capace di accogliere nuove narrazioni e di raggiungere pubblici diversi.

Ogni occasione per raccontarla e vederla trasformarsi in uno scenario capace di evocare un’altra epoca ne restituisce tutta la magia. Progetti come questo sono un’opportunità per farla conoscere e per valorizzarne l’identità, ancor più meritevoli perché avanzati da giovani talenti che hanno, così, l’opportunità di muovere i loro primi passi nel mondo del lavoro. Ci fa particolarmente piacere – aggiunge la Sindaca – che il progetto, non soltanto abbia visto una larga partecipazione e coinvolgimento di abitanti ed attività, ma che preveda anche una restituzione alla nostra comunità attraverso una proiezione dedicata ai cittadini: un modo per condividere questa esperienza e renderla parte della vita del paese».

“Essere presente sul set – aggiunge l’assessora alle Politiche culturali Silvia Benedettini – è stata un’esperienza davvero suggestiva: la Pieve di San Giovanni è un luogo di grande fascino, dove la pietra, la luce e il silenzio creano un’atmosfera unica.

È particolarmente bello che siano stati professionisti tanto giovani a sceglierla per dare forma alla propria visione artistica; un segnale importante che questo patrimonio può parlare anche alle nuove generazioni e diventare il punto di partenza per nuove esperienze culturali.».

Tancredi Tunesi, giovane regista milanese laureato in cinema in Svizzera, è arrivato a Campiglia Marittima con una troupe di giovani professionisti e una scelta coraggiosa: girare Lancelot in pellicola 16 mm, con una cinepresa del 1952.

Il regista ha dichiarato: “Lancelot racconta la storia di Lancillotto e Ginevra, uno dei grandi amori della letteratura, ma la guarda dalla fine: quella di un regno che crolla non per un nemico esterno, ma per una promessa tradita, per un desiderio messo davanti a tutto il resto.

Il nostro Lancillotto preferisce dare la colpa al destino piuttosto che assumersi le proprie responsabilità. E quando la fiducia si spezza, si spezza tutto: fratello contro fratello, cavaliere contro re. Credo che questa leggenda parli molto al nostro tempo. Viviamo in una società che fatica a mantenere la parola data,

che consuma tutto in fretta e dimentica ancora più in fretta, dove è sempre più facile cercare un colpevole che guardarsi dentro. Camelot non cade in un giorno: si sgretola un piccolo tradimento alla volta.

Per questo abbiamo scelto la pellicola: in un’epoca in cui tutto si può rifare e cancellare all’infinito, girare su un supporto che non perdona ci obbliga a scegliere, e ad assumerci il peso diogni scelta. Come la memoria. E se c’è un luogo che sa cosa significa custodire la memoria, è la Toscana.

Qui la storia non sta nei libri: si cammina per strada, si tocca con mano. Campiglia Marittima ne è l’esempio perfetto, un borgo sospeso nel tempo, affacciato sul mare e sulle colline, dove ogni pietra sembra avere qualcosa da raccontare. Quando abbiamo visto la Pieve di San Giovanni e la Rocca di Campiglia abbiamo capito subito che il nostro film era già qui, e ci stava aspettando.

Non avremmo potuto chiedere di meglio”. “Ma la cosa più bella di Campiglia sono le persone – afferma Tunesi – In questi giorni abbiamo ricevuto un’accoglienza calorosa e generosa, che ci ha fatto sentire a casa fin dal primo giorno: dalle comparse alle associazioni, fino agli esercenti, tutti si sono messi a disposizione con un entusiasmo raro.

Vogliamo ringraziare davvero il Comune di Campiglia, nelle persone della Sindaca, dell’Assessore alla Cultura e dei tecnici, che ci hanno sostenuto in ogni modo. Grazie anche all’Ente Valorizzazione per il grande supporto con costumi e materiale scenografico, e alla Misericordia”.

“Un grazie enorme, infine, a tutta la troupe. Ragazzi giovanissimi che hanno lavorato con una passione, una professionalità e una dedizione straordinarie, giorno e notte, senza mai risparmiarsi.

Girare in pellicola con una cinepresa di settant’anni non concede errori, e ognuno di loro è stato all’altezza della sfida. Questo film è loro quanto mio – conclude il giovane regista – Sostenere il cinema e le piccole produzioni giovanili è un segnale importante, che ci dà l’energia per continuare su una strada non semplice, ma straordinaria. Speriamo di tornare presto, magari per mostrare a Campiglia il film che ci ha aiutato a fare”.