Bambini e studenti rifugiati come pacchi da smistare?
Sul trasferimento a San Vincenzo dei bambini e ragazzi rifugiati all’ex Hotel Phalesia
Il Sindacato USB Scuola di Piombino esprime la propria solidarietà alle famiglie e alle insegnanti dei bambini e delle bambine del Centro Accoglienza dell’ex hotel Phalesia invitando tutta la cittadinanza a non guardare con indifferenza a questa vicenda.
La decisione della Prefettura di Livorno di avviare il trasferimento di centodieci profughi ucraini – tra cui moltissimi bambini e bambine inseriti da tre anni nelle scuole di Piombino – dal Centro di Accoglienza
Straordinario dell’ex hotel Phalesia alla struttura di San Vincenzo, a causa della vendita dell’immobile, rappresenta un gravissimo atto di miopia
amministrativa e umana.
Siamo al fianco delle insegnanti, della dirigenza scolastica, delle famiglie e dell’intera comunità territoriale che hanno denunciato con forza questa
operazione calata dall’alto.
Quattro anni fa, in seguito all’approfondirisi del conflitto russo-ucraino, questi bambini e bambine e le loro famiglie avevano raggiunto Piombino
portandosi dietro il peso dei traumi della loro tragica esperienza, non avevano punti di riferimento e grazie all’impegno della scuola e di una rete di solidarietà cittadina spontanea, hanno compiuto un percorso
straordinario: hanno imparato l’italiano, superato le barriere linguistiche e stretto legami profondi con i loro pari.
Ora la chiusura del CAS piombinese prospetta loro un nuovo sradicamento, una nuova perdita delle loro sicurezze e dei legami faticosamente costruiti, mettendo in crisi anche la tenuta dei servizi scolastici locali, che in questi anni avevano visto salvate intere classi grazie alla loro presenza, che ha permesso l’attivazione di più sezioni con
numero minore di alunni/e.
Non possiamo tacere su come la cronica precarietà abitativa e l’assenza di politiche di accoglienza strutturali si ripercuotano direttamente sulla
fragilità scolastica dei minori.
La scuola pubblica dovrebbe rappresentare il massimo presidio di stabilità e inclusione sociale. Spezzare la continuità didattica ed educativa significa invece infliggere un ulteriore trauma a chi ha già pagato il prezzo più alto della violenza bellica.
Cancellare la stabilità della casa e quella della scuola attraverso atti amministrativi unilaterali, presi senza alcun preavviso e senza consultare chi sul territorio
vive e lavora quotidianamente nell’ambito di questi percorsi, svuota il diritto allo studio e le politiche di integrazione di ogni significato reale.
La sensazione che abbiamo è che sui corpi, sulle vite e sull’accesso ai servizi dei cittadini/e stranieri/e si compiono manovre, spostamenti e decisioni d’imperio che non verrebbero assunti con la stessa superficialità
nei confronti di cittadini e cittadine italiani/e.
Come Sindacato USB, difendiamo con convinzione l’Art. 34 della Costituzione italiana che recita “La scuola è aperta a tutti” e ribadiamo con forza il principio inderogabile secondo cui nessuno/a a scuola è straniero/a.
Solidarizziamo quindi con le scuole cittadine che in questi giorni e settimane hanno voluto testimoniare in varie forme i valori dell’uguaglianza, dell’accoglienza e dell’inclusione di tutti e tutte, in contrasto con il decreto legge sul tetto agli studenti stranieri e il clima di censura che lo ha accompagnato. La scuola pubblica deve rimanere uno spazio di eguale dignità, accoglienza e protezione, impermeabile alle logiche della discriminazione e dello sradicamento forzato.
Infine, non possiamo limitarci a denunciare il presente senza porre preventivamente l’attenzione su ciò che rischia di accadere domani.
Viviamo in un clima politico sempre più cinico che ormai sdogana apertamente la guerra, il riarmo, la militarizzazione, le logiche securitarie e la deportazione o il rimpatrio forzato di chi vive in un paese diverso da quello di origine.
Non possiamo escludere il rischio che in futuro i
programmi di protezione dei profughi vengano arbitrariamente cancellati, e che i maschi adolescenti in età di leva di nazionalità straniera (per cominciare…) possano essere un giorno spediti a combattere al fronte contro la loro volontà.
In conclusione vogliamo ribadire con forza la nostra posizione a difesa della scuola pubblica come spazio sicuro che garantisca uguaglianza nelle
differenze, pari opportunità, inclusione, accoglienza e supporti la definizione dell’identità e la costruzione del futuro di ciascun alunno e ciascuna alunna, valorizzando vissuti, aspirazioni e talenti di ognuno/a e favorendo la connessione tra singola individualità e comunità sociale.
Venerdì 30 ottobre scioperiamo e manifestiamo anche per questo.
Invitiamo perciò il personale docente e ATA di Piombino e di tutta la Val di Cornia a unirsi alla manifestazione studentesca che partirà alle ore 8 da
Via della Pace.
Una manifestazione per dire con forza No alle politiche di riarmo e alla militarizzazione delle scuole, per rilanciare i servizi pubblici e chiedere un welfare capace di assorbire almeno una parte dei danni che
carovita e guerre stanno riversando su tutti e tutte noi.
USB Scuola Piombino

