PIOMBINO – DOVE ERAVAMO RIMASTI? (Ancora ombre sul Polo Siderurgico)
“T’immagini se fosse sempre domenica? Tu fossi sempre libera e tua madre fosse meno nevrotica?” cantava Vasco.
Pare che Metinvest ci stia ripensando, stia cercando soci, pare forse se ne vada. E a Piombino potrebbero restare solo favole.
Secondo Bloomberg (riportato da Affaritaliani, Milano Finanza e Il Foglio), il gruppo ucraino Metinvest starebbe valutando di cedere l’intera quota nella joint venture con Danieli per l’acciaieria green di Piombino. L’investimento da 3 miliardi di euro, annunciato come la rinascita del polo siderurgico, dopo due anni non ha ancora visto piantare un chiodo. Ora la guerra in Ucraina pesa sui conti del gruppo e dalle voci oramai insistenti si cerca un terzo partner che per ora non arriva.
Il progetto è stato dichiarato di “preminente interesse strategico nazionale” ma nonostante ciò è in netto ritardo sulla assoggettabilità a VIA. Si parla di 1.100 posti di lavoro, produzione entro il 2029. Peccato che l’unica cosa che davvero procede “secondo l’iter previsto” sembra essere la lunghissima attesa.
A luglio, sull’altro fronte, l’accordo con JSW per il treno rotaie era stato presentato come “contratto vincolante”, “non una dichiarazione di intenti”. Ma l’occupazione resta appesa a un progetto che vacilla e la garanzia per i lavoratori è legata a quel “se Metinvest non realizzerà il progetto”.
Un condizionale che stringe lo stomaco di chi deve mettere il piatto a tavola ogni giorno, mentre l’amministrazione grida al miracolo per l’elemosina delle lucine di Natale.
Il punto è sempre lo stesso: da anni si punta tutto sul privato “salvatore” di turno, come se davvero vivessimo in una favola. Cevital, Jindal, ora Metinvest.
Accordi di programma, annunci, promesse. Intanto il polo siderurgico è passato da oltre 2.400 lavoratori a circa 1.300, con più di 800 in cassa integrazione. Lo Stato paga, ma non gestisce. Non riconverte. Non interviene.
Se dopo tredici anni di area di crisi complessa l’unico risultato tangibile è un altro partner che annuncia e poi scappa, forse alcune domande andrebbero poste: e se il mercato, da solo, non bastasse? Possiamo ancora permetterci di non fare più politica industriale?
Piombino non ha bisogno di un altro comunicato e ne di altre storie condite da sorrisi che non spiegano e non attuano nulla di concreto. Ha bisogno di qualcuno che dica la verità: il miracolo privato non è arrivato. E forse non arriverà mai.
Serve che lo Stato (che è bene ricordalo, siamo tutti noi) oltre a mettere soldi pubblici per coprire i rischi d’impresa altrui, cominci a gestire, a controllare e a fare uno straccio di piano industriale.
Uno Stato che faccia lo Stato!
Collettivo Popolare Piombinese

