CAMPIGLIA MARITTIMA – ALBERTONI (CAMBIAMO FUTURO): “IL METODO TICCIATI DANNEGGIA I CITTADINI: NON RISPONDERE, NON DECIDERE, NON PROGRAMMARE”
C’è un filo rosso che, a mio avviso, unisce praticamente tutti gli atti che ho presentato in questi mesi come consigliere comunale e capogruppo di
Cambiamo Futuro.
Non riguarda il tema affrontato, che si tratti di giovani, sicurezza, benessere animale, decoro urbano, sanità, turismo o comunicazione istituzionale.
Riguarda il modo di amministrare questo Comune.
Io, con i cittadini che hanno bisogno di aiuto o di essere ascoltati e le tante persone intorno alla Lista Civica Cambiamo Futuro, da mesi studio i documenti, analizzo gli atti, faccio accessi, formulo domande precise e presento proposte concrete. E non mi limito a segnalare un problema, cerco sempre di indicare anche una possibile soluzione o alternative.
È questo, secondo me, il ruolo di un consigliere di opposizione che dà voce a tanti cittadini.
Non urlare, non fare polemica fine a sé stessa, non dire sempre e comunque “no”. Controllare, verificare, mettere in evidenza le criticità e, quando possibile, contribuire a migliorare l’azione amministrativa.
Purtroppo, però, mi trovo troppo spesso davanti allo stesso copione.
Io faccio una domanda precisa e ricevo una risposta che, nella sostanza, quella domanda non la affronta.
Arrivano pagine di premesse, considerazioni politiche, ricostruzioni, giustificazioni, spiegazioni. Ma quando la domanda diventa scomoda, la risposta tende a sparire.
E soprattutto, troppo spesso, la responsabilità sembra essere sempre di qualcun altro.
La Provincia, la Regione, il Governo, gli altri enti, i tecnici.
Tutti possono avere responsabilità, naturalmente, ma un’Amministrazione comunale deve anche essere capace di assumersi quelle che sono le proprie.
È successo per il ponte sul Cornia, è successo con la questione dei lupi, sul degrado, sulle buche, sui pulmini, sulla raccolta dei rifiuti, sulla sanità, sulle alluvioni e, più recentemente, sulla chiusura di Via Cerrini.
Potrei continuare a lungo ma il problema, per me, va oltre la singola risposta mancata.
Quello che contesto è un metodo, in questi anni ho sentito parlare continuamente di partecipazione, ascolto e trasparenza.
Sono parole che condivido pienamente. Il problema è che devono trovare un riscontro nei fatti.
Quando però cittadini, associazioni o consiglieri comunali pongono domande scomode, troppo spesso il confronto lascia spazio al silenzio, alle risposte evasive o ai rinvii.
Le rare volte che sono stati fatti incontri partecipativi, i cittadini hanno avuto, ed a ragione, la sensazione che le decisioni fossero già state prese.
Si parla di ascolto, ma poi le proposte vengono ignorate.
E lo sanno bene anche tanti cittadini che aspettano risposte alle proprie segnalazioni, alle PEC, alle richieste di intervento.
Si parla di trasparenza, ma ottenere una risposta concreta diventa una battaglia.
La mia opposizione, però, non è quella del “no” a prescindere, lo dimostrano gli atti che ho presentato.
Con Cambiamo Futuro ho avanzato proposte sulla sicurezza, sul turismo, sulla sanità, sul decoro urbano, sui giovani, sulla tutela degli animali, sulla valorizzazione del territorio, sullo streaming dei Consigli Comunali e sulla comunicazione istituzionale.
Sono proposte concrete, che possono essere condivise o non condivise, possono essere modificate, migliorate, corrette.
Ma devono essere discusse.
Invece troppo spesso vengono semplicemente ignorate, anche quando alla fine fanno quello che avevamo proposto o chiesto noi.
E io credo che questo sia uno dei principali limiti dell’Amministrazione Ticciati, la difficoltà, o peggio ancora la mancanza di volontà, di
confrontarsi realmente con chi siede sui banchi dell’opposizione.
Perché una proposta non dovrebbe essere valutata in base a chi l’ha presentata.
Se è una buona proposta, deve essere utilizzata, se è sbagliata, deve essere spiegato perché, se può essere migliorata, la si migliora insieme.
Questo significa amministrare.
Nel frattempo, però, i problemi rimangono fermi.
Le questioni vengono trascinate per mesi o per anni, salvo poi diventare improvvisamente priorità quando diventano emergenze, quando la situazione si
aggrava o quando si avvicinano le elezioni.
Quando un’Amministrazione non risponde, non decide e rimanda continuamente, i problemi non spariscono, restano sulle spalle dei cittadini.
Restano le strade dissestate, restano i giovani senza spazi adeguati, resta il degrado, restano le preoccupazioni sulla sicurezza, restano le difficoltà
delle attività economiche, restano le promesse che vengono ripetute anno dopo anno.
E tutto questo trova, a mio avviso, una sintesi perfetta nella gestione di quella che considero oggi l’opera simbolo dell’Amministrazione Ticciati: la chiusura di Via Cerrini.
La prima ed unica opera affrontata dopo un mandato e mezzo, dopo oltre 7 anni di amministrazione Ticciati, senza contare i suoi anni come assessore.
Una vicenda che ha mostrato, a mio giudizio, tutti i limiti di questo metodo di governo, decisioni calate dall’alto, comunicazione insufficiente e scarso
confronto con cittadini ed attività economiche.
Una strada chiusa senza un adeguato preavviso, con problemi nella gestione della viabilità e della segnaletica che abbiamo evidenziato fin dal primo
giorno, attraverso segnalazioni pubbliche e PEC agli enti competenti.
La segnaletica di deviazione è comparsa solo successivamente alle mie ripetute segnalazioni, confermando criticità che avevo evidenziato fin
dall’inizio.
Oggi si annuncia una riapertura parziale, ma ancora una volta mancano, a mio avviso, spiegazioni sufficientemente chiare sulle modalità ed i tempi.
E nel frattempo, invece di utilizzare la comunicazione istituzionale soprattutto per spiegare ai cittadini cosa stava accadendo, quali fossero i problemi, quali le soluzioni e quali i tempi previsti, l’Amministrazione ha
scelto di investire una parte importante della propria comunicazione nella promozione del cantiere, attraverso video ed immagini istituzionali.
Non contesto il fatto che un’Amministrazione comunichi le proprie opere, contesto che, mentre cittadini ed attività economiche chiedevano risposte
concrete, si sia data maggiore attenzione alla comunicazione dell’immagine del cantiere che alla spiegazione puntuale dei problemi e delle decisioni.
Per me questa è la differenza tra comunicare ciò che si fa e rendere conto di come lo si sta facendo.
Io continuerò a fare quello che ho sempre fatto, studiare, controllare, fare domande e proporre soluzioni.
Non lo faccio per mettere in difficoltà la maggioranza, lo faccio perché credo che un’opposizione seria debba servire a migliorare il Comune, poi saranno i cittadini a decidere.
Saranno loro a giudicare il lavoro di questi anni, a confrontare le promesse con i risultati, gli annunci con ciò che è stato realmente fatto, le parole con i fatti.
I cittadini non sono cambiati ma già è cambiato il loro giudizio, sempre più persone stanno facendo questo confronto e anche sui Social i commenti sono cambiati, la gente chiede conto, non applaude più.
E credo che sia proprio questo il motivo per cui oggi nel nostro Comune si respira un crescente malcontento, perché alla fine gli slogan passano, i
video passano, le promesse passano.
I problemi, invece, restano. E restano soprattutto nella vita quotidiana dei cittadini.
Io continuerò a mantenere l’impegno preso, senza promettere miracoli e senza aspettare le elezioni per occuparmi dei problemi.
Perché amministrare significa decidere, programmare ed assumersi le proprie
responsabilità.
E quando non si fa nessuna delle tre cose, a pagare il prezzo sono sempre i cittadini.

