Riflessione sulla mozione per il punto nascita

PIOMBINO – CIVISMO, MON AMOUR (riflessione sulla mozione per il punto nascita)

Anche se con qualche giorno di ritardo, vogliamo fare una riflessione a seguito delle polemiche sulla mancata unanimità alla mozione del Consiglio per impegnare la (sola) Regione a una rivalutazione della chiusura del nostro punto nascita.

Superfluo dire che riteniamo il punto nascita (come l’emodinamica) un diritto, alla luce della distanza che ci separa da Cecina e Grosseto, al di là di qualsivoglia inaccettabile limite numerico; meno superfluo sottolineare come la mozione fosse “povera” di contenuti.

In questo caso ci concentriamo però sul metodo, rilevando quella che ormai sembra una prassi consolidata della politica piombinese: l’uso del falso civismo, sotto cui si riparano partiti e schieramenti quando il peso delle decisioni diventa scomodo.

Non è civismo reale. È una maschera di comodo: quando conviene la si toglie e riappare il simbolo di partito; quando conviene nuovamente la si indossa e ci si confonde dentro il linguaggio dei comitati.

Rigassificatore, acciaierie, sanità, porto, bonifiche: lo schema è sempre il solito. Sia nella maggioranza che nell’opposizione si diventa civici qualora la decisione “scomoda”, a livello elettorale, arrivi da gerarchie superiori del proprio partito.

Il caso rigassificatore è stato il più evidente. Una piazza sostanzialmente unitaria, Sindaco e maggioranza ai banchetti della raccolta firme come se fossero “civici” e non esponenti tesserati del partito di governo nazionale.

E un elemento rende ancora più evidente questo schema: nessuno ha mai davvero rotto con il proprio partito. Nessuna tessera strappata, nessun gesto politico clamoroso di discontinuità, mai una protesta che comportasse un costo politico interno reale. Solo obbedienza partitica, mentre all’esterno si recita la parte del dissenso.

Anche le liste di appoggio dei partiti principali seguono la stessa dinamica, apponendo etichette civiche su corpi politici pienamente riconoscibili.

Il risultato di questo modo di fare politica è un danno enorme per la collettività, che deriva dallo spostare i “conflitti” fuori dalle sedi che sarebbero deputate alla discussione, siano esse sedi legislative o sedi di partito.

Qui ci ricolleghiamo all’incipit iniziale, sottolineando che quella mozione era debolissima perché evitava di attaccare il Governo e il Ministero della Salute quali attori capaci di modificare il contesto nel quale si muove la sanità regionale, ovvero il decreto Balduzzi, il DM 70/2015 e l’Accordo Stato-Regioni sul percorso nascita del 2010. Un mero atto di accusa alla Regione solo perché guidata dalla fazione opposta; un atto che avrebbe potuto fare, appunto, una maggioranza civica orientata, senza un peso politico nazionale.

Quando ci viene detto che atti di questo tipo sono per il bene di Piombino, mentono. Sono atti che rinviano le responsabilità politiche invece di assumerle apertamente e che, di fatto, non giovano alla collettività.

Collettivo Popolare Piombinese