CAMPIGLIA MARITTIMA – Negli ultimi mesi ho scelto di approfondire con grande attenzione il tema della riorganizzazione del servizio di emergenza territoriale 118.
L’ho fatto non ascoltando la politica, non ascoltando chi fa propaganda o chi difende scelte già prese a prescindere, ma confrontandomi a lungo con
professionisti del settore, medici dell’emergenza, infermieri, operatori sanitari e tecnici che ogni giorno lavorano sulle ambulanze e sulle
automediche.
Da questo lavoro di ascolto emergono dubbi seri, concreti e per nulla ideologici.
Mentre a Piombino, giustamente, si combatte per difendere l’ospedale, c’è un’altra partita che rischia di passare sotto silenzio e che colpisce pesantemente Campiglia Marittima, Venturina Terme e tutta la Val di Cornia: la riforma del 118.
Ed è una partita che riguarda tutti, perché quando si parla di emergenza-urgenza si parla di minuti che separano la vita dalla morte.
Il punto non è fare una guerra tra professionisti. Gli infermieri sono una colonna portante del sistema sanitario e nessuno mette in discussione il loro valore. Il punto è un altro, molto semplice. Un infermiere non è un medico.
Ha responsabilità e competenze fondamentali, importanti, ma diverse.
Ed il centro della questione è uno solo: il livello di assistenza che garantiamo ai cittadini quando si trovano in pericolo di vita.
Nelle emergenze tempo-dipendenti certe differenze incidono eccome.
Parliamo di arresti cardiaci, infarti, ictus, shock emorragici, insufficienze respiratorie gravi, ma anche di incidenti stradali e gravi incidenti sul lavoro.
Due aspetti che, nel nostro territorio, non possono e non devono essere sottovalutati.
D’estate, con l’aumento del traffico e delle presenze turistiche, il rischio di incidenti stradali cresce inevitabilmente.
Allo stesso tempo, la presenza di importanti realtà industriali e produttive nella Val di Cornia rende il tema degli incidenti sul lavoro tutt’altro che teorico.
In questi casi non contano propaganda, slogan o politica. Contano i minuti.
In un arresto cardiaco le probabilità di sopravvivenza diminuiscono di circa 7-10% per ogni minuto senza trattamento efficace. In uno stroke ischemico si stima la perdita di circa 1,9 milioni di neuroni al minuto senza riperfusione.
Questo significa una cosa sola: arrivare dopo può significare salvare meno vite o lasciare danni permanenti maggiori.
Ed è qui che nascono le preoccupazioni.
Ci hanno imposto una riduzione dell’impiego delle automediche e dei medici di emergenza sul territorio, con un maggiore utilizzo di mezzi con volontari e infermieri.
E va detto con chiarezza: la progressiva riduzione della presenza del medico sul territorio non appare affatto casuale. È una scelta organizzativa precisa. Voluta. Politica. Se si manda il medico sempre meno, domani sarà facile dire: “Vedete? Il medico non serve.”
Ma è un trucco pericoloso. Se una risorsa viene usata meno, questo non dimostra che sia inutile. Dimostra solo che si è scelto di usarla meno.
Per questo la domanda che pongo pubblicamente è semplice e legittima:
I tempi di arrivo del primo mezzo stanno davvero migliorando, ma i tempi di arrivo del medico?
Perché sono due dati completamente diversi.
Per questo servono dati pubblici e trasparenti su quale sia il tempo medio di arrivo del primo mezzo, del medico sul posto e qual è la percentuale di
emergenze maggiori gestite con il medico rispetto al passato.
Solo così capiremo se il sistema sta migliorando oppure se si sta semplicemente abbassando il livello di assistenza per compensare la carenza di medici.
Ed è qui che emerge un altro problema, tutto politico e tutto locale.
Come Cambiamo Futuro, su questi temi avevamo avanzato proposte concrete, sensate e realizzabili.
Non slogan. Soluzioni.
Nel mio programma avevo inserito una proposta chiara: realizzare una piazzola per l’elisoccorso a Venturina Terme.
Una proposta ragionevole, concreta e fattibile, se davvero c’è volontà di lavorare per il territorio.
Inoltre abbiamo chiesto un impegno preciso: collocare l’automedica a Venturina Terme.
Perché è evidente a chiunque conosca la Val di Cornia.
Venturina Terme è il punto strategico fondamentale dell’intera area.
Lo è per posizione geografica, per collegamenti viari, per bacino di utenza.
Lo è per capacità di raggiungere in tempi rapidi Campiglia, Suvereto, San Vincenzo, Piombino e i territori limitrofi.
Era una richiesta di buon senso, concreta nell’interesse esclusivo dei cittadini, come la nostra proposta di realizzare un Punto di Primo Soccorso
presso la Casa della Salute: un presidio che avrebbe dato risposte immediate al territorio, alleggerito il Pronto Soccorso di Piombino e garantito un
supporto prezioso anche nei mesi estivi.
Ma anche qui le priorità dell’amministrazione sono state altre: invece di rafforzare i servizi sanitari per cittadini e turisti, si è preferito investire nel cosiddetto “Centro per senzatetto” un problema che qui, fortunatamente, non abbiamo ma che forse sperano di avere.
L’amministrazione Ticciati ha ignorato completamente tutte queste richieste. Oggi il Sindaco prova a mostrarsi interessato al problema.
Ma la verità è che non è stata nemmeno capace di comunicare correttamente ai cittadini decisioni sanitarie prese dalla sua stessa area politica.
Forse sperava, come troppo spesso accade, che il solito silenzioso obbedire passasse inosservato ai suoi concittadini ed ai suoi elettori.
Ma i cittadini meritano di più, meritano amministratori che sappiano alzare la voce quando la politica superiore impone scelte penalizzanti per il territorio, non amministratori che accettano passivamente tutto ciò che arriva dall’alto.
La sanità pubblica non può essere gestita solo in base a sostenibilità economica e ottimizzazione dei turni.
Quando chiami il 118 non stai chiedendo il soccorso più economico.
Stai chiedendo il soccorso migliore possibile. E su questo non si possono fare sconti.
Come sempre continuerò ad approfondire, verificare e portare all’attenzione pubblica ogni elemento utile, perché sulla salute dei cittadini non si gioca e non si fa propaganda.

