La drammatica esperienza sanitaria vissuta da una nostra concittadina

PIOMBINO – LA VITA NON SI CONTRATTA. IL FALLIMENTO DELLA POLITICA SULLA PELLE DELLE DONNE.
Abbiamo letto con sgomento la drammatica esperienza sanitaria vissuta da una nostra concittadina che, fortunatamente, ha incrociato sulla sua strada professionisti competenti che le hanno salvato la vita. Il nostro piccolo ospedale, abbandonato dagli uomini e da Dio, esprime delle eccellenze che devono essere valorizzate e non appiattite da disinvestimenti e indifferenza.
Il suo non è stato un semplice sfogo, è l’urlo di chi ha vissuto sulla propria pelle cosa significa lo smantellamento della sanità pubblica e una richiesta di tutela, perché la vita non è una merce di scambio.
La chiusura del Punto Nascita di Piombino e la cancellazione del ginecologo H24 per le emergenze non sono semplici “razionalizzazioni della spesa”. Sono tagli chirurgici alla sicurezza delle donne. Una gravidanza extrauterina, come quella che ha vissuto la nostra concittadina, o un’emorragia ostetrica non avvisano, sono urgenze tempo-dipendenti, come ha scritto Silvia Cini nel suo accorato appello, non aspettano i tempi di un’ambulanza sulla strada per Livorno. Colpiscono donne giovani in età fertile come Silvia, proprio quella fascia che la retorica della natalità portata avanti da questo governo dice di voler proteggere.
Ha ragione la nostra concittadina, è un’ipocrisia inaccettabile, si fanno sermoni sulla famiglia a parole, ma nei fatti si toglie la rete di salvataggio a chi la famiglia la mette al mondo.
La sanità deve prevenire e programmare, non rincorrere le tragedie per intervenire.
Tuttavia, per onestà intellettuale, dobbiamo smettere di guardare solo all’ultimo anello della catena.
Il Sindaco e la Regione hanno responsabilità gravi, ma diverse tra di loro e da quelle che ci vengono raccontate.
Se il Sindaco di Piombino avesse davvero avuto a cuore il Punto Nascita, in questi sette anni di governo cittadino avrebbe dovuto fare una cosa precisa, cioè intercedere con forza presso il “suo” governo romano, con i parlamentari del “suo” stesso partito e della “sua” maggioranza.
La vera causa della chiusura sta a monte, sta nel Decreto Ministeriale 70/2015, il decreto Balduzzi, approvato dal governo Renzi, che recepì in toto i rigidi parametri numerici dell’Accordo Stato-Regioni del 2010.
Dato che c’è sempre un po’ di confusione quando si parla di Punto Nascita o chiusura di reparti ospedalieri, è bene fare un po’ di chiarezza… questo è l’ordine cronologico degli atti.
– Nel 2010, la Conferenza Stato Regioni fissò quei parametri, quelle soglie, per il mantenimento dei punti nascita, le stesse che decretarono la chiusura del Punto Nascita di Piombino.
– Il Decreto Legge n. 95/2012, il cosiddetto decreto sulla Spending Review del governo Monti, in particolare l’art. 15, comma 13, fortemente voluto e strutturato dall’allora Ministro della Salute Renato Balduzzi, fu quello che fissò, in riduzione, i paletti numerici per gli ospedali rimandando a un Regolamento attuativo che si sarebbe dovuto approvare.
– Quel regolamento attuativo non fu mai approvato dal Governo Monti. Ci pensò il Governo Renzi ad approvarlo ed è proprio il DM 70 del 2015, firmato dall’allora ministra Beatrice Lorenzin. Balduzzi nel 2012 individuò alcuni standard e il DM 70 del 2015 li trasformò in volumi minimi di parti e in bacini di utenza per i reparti e lo approvò, recependo altresì l’Accorso Stato-Regioni del 2010, senza cambiare una virgola.
Chi amministra Piombino oggi, invece di fare inutili banchetti o andare dietro a questo o a quel Comitato chiedendo una riapertura che non era e non è possibile in questa situazione, avrebbe dovuto pretendere a gran voce dai suoi referenti a Roma la modifica di quel decreto, l’unica legge che blinda i numeri e condanna i piccoli ospedali. Non averlo fatto significa aver accettato passivamente le regole del gioco del governo.
Se lo avesse fatto, avrebbe sicuramente trovato sostenitori anche fuori dalla cerchia della sua maggioranza.
Ma faceva più comodo addossare tutta la responsabilità alla Regione.
Che ne ha, le responsabilità della Regione e dell’Azienda Sanitaria non sono in discussione perché, così come la maggioranza che governa Piombino, sia la Regione Toscana che l’Asl non possono nascondersi dietro ai soli vincoli ministeriali. Hanno una colpa gestionale enorme, quella di aver smantellato e scippato la parte chirurgica di ostetricia e ginecologia da Villamarina. In una situazione di isolamento geografico come la nostra, mantenere quella specificità chirurgica sarebbe stato l’unico modo per garantire una guardia attiva e intercettare l’emergenza.
Ha ragione Silvia, non si fa politica per la natalità chiudendo i reparti.
Noi appoggeremo ogni iniziativa vorrà intraprendere, naturalmente percorrendo le giuste strade.
La sicurezza deve essere uno standard garantito prima, non un risarcimento concesso dopo una tragedia perché i cittadini hanno bisogno di attenzioni e tutele, non di promesse elettorali.
Rosaria Lombardo
Segreteria Federazione Piombino Val di Cornia Elba Partito Rifondazione Comunista