La richiesta: una didascalia in attesa dell’intervento sulla lapide di Re Umberto I

CAMPIGLIA MARITTIMA – Comunicato stampa.

IL CONTE DELLA DAUNIA PROPONE UN LEGGIO DIDASCALICO NELL’ATTESA DEL NUOVO INTERVENTO SULLA LAPIDE COMMEMORATIVA A RE UMBERTO I

“Ad oggi la lapide è illeggibile, un’epigrafe che non parla è un reperto a cui viene privata la sua funzione pedagogica e commemorativa.” Con questa ferma dichiarazione, il Conte della Daunia, Don Carlo Mammarella, interviene nuovamente sul caso del monumento dedicato a Sua Maestà il Re Umberto I, opera del noto artista Italo Vagnetti.

La battaglia per la legalità e il Decreto Sanzionatorio
Dopo anni di impegno, il Conte ha ottenuto risultati documentati, tra cui il Decreto Sanzionatorio ministeriale (ex art. 160 D.lgs. 42/2004).

Il Ministero della Cultura è stato perentorio: il Comune di Campiglia Marittima è obbligato alla “rimessa in pristino del bene con l’eliminazione degli interventi abusivi”, a causa del danno arrecato alla fisionomia storico-artistica del monumento.
Lo Stato ha ordinato di modificare l’attuale disposizione, imponendo di collocare l’epigrafe più in alto o di spostarla secondo le indicazioni della Soprintendenza.

Il paradosso istituzionale: dal Palazzo alla Piazza

La vicenda affonda le radici in una serie di disattenzioni amministrative. Nonostante la Soprintendenza di Pisa (nota prot. 8162 del 18/05/2023) avesse esplicitamente invitato il Comune a “ricollocare la lapide all’interno del Palazzo Comunale”, definendola testimonianza di una rilevante pagina della storia nazionale, l’Amministrazione ha agito in modo difforme. Ignorando persino il testo stesso dell’epigrafe — che recita chiaramente “in questa casa del suo comune” — il manufatto è stato posizionato abusivamente in Piazza Gallistru, in condizioni non decorose. Solo la nuova segnalazione del Conte della Daunia, con impegno dovuto a numerosi sopralluoghi e mail di segnalazione, ha portato all’emissione del decreto sanzionatorio per disattesa collocazione e interventi abusivi.

Una volta assicurato il corretto posizionamento richiesto dalle autorità, ( anche se ancora non conforme al luogo di origine) il Conte ha preteso il restauro del monumento. Eppure, dopo tre interventi (due di ripristino e uno di restauro), il paradosso rimane: il testo è ancora illeggibile. Le parole del 1900 rimangono soffocate dall’incuria:

AL GRIDO DI DOLORE E D’ ESECRAZIONE LEVATOSI DA OGNI PARTE DI MONDO CIVILE PER L’ATROCE ASSASSINIO DI RE UMBERTO I

BUONO VALOROSO LEALE CARITATEVOLE RISPONDEVA UNANIME

CONTRO LA GENTE SENZA PATRIA E FUOR DELL’UMANITÀ IL CUORE ITALIANO

DEL POPOLO DI CAMPIGLIA MARITTIMA CHE IN QUESTA CASA DEL SUO COMUNE

VUOLE NE RIMANGA PERPETUA TESTIMONIANZA

MDCCCC

La proposta: il Leggio Didascalico

Per superare i limiti di fruibilità causati da quella che il Conte definisce “la volontà di pochi a scapito di molti”, Don Carlo Mammarella avanza la proposta di un leggio didascalico o di una targa esplicativa dove il testo della lapide sia finalmente fruibile a tutti. Un supporto o una targa che riporti fedelmente l’iscrizione sopra citata, permettendo ai cittadini di riappropriarsi della propria identità storica.

“Siamo in Democrazia, non in un’oligarchia, pochi non possono ignorare il volere di molti in rispetto alla storia e allo scopo divulgativo in perpetua testimonianza dell’opera” conclude Don Carlo Mammarella. “Numerose sono le mail ufficiali arrivate alla Soprintendenza segnalando l’illeggibilità dell’epigrafe; esiste inoltre un’interrogazione comunale sul medesimo tema dopo ben tre interventi. Non è la richiesta di un singolo cittadino, ma di una comunità che chiede la fruibilità di un bene pubblico che ha già subito l’oblio, probabilmente per ragioni ideologiche. I documenti storici devono essere fruibili per atto di dignità e rispetto verso le generazioni future. È ora che la Storia torni a parlare chiaramente a tutti.”

NOTA DI APPROFONDIMENTO: TUTELA PRIVATA VS SPRECO PUBBLICO

Il caso della lapide di Re Umberto I a Campiglia Marittima non rappresenta solo una battaglia per la memoria, ma un esempio emblematico di gestione amministrativa inefficiente. In netto contrasto con l’operato del Comune — che ha proceduto a spostamenti ripetuti e non autorizzati, causando danni tecnici all’ancoraggio del monumento e un inutile esborso di denaro pubblico — il Conte della Daunia, Don Carlo Mammarella, aveva formalmente proposto di utilizzare fondi privati per il ripristino e il restauro specialistico.

Tale offerta, finalizzata a salvaguardare il bilancio comunale e a garantire un intervento di alta qualità scientifica, non ha ricevuto riscontro, portando paradossalmente lo Stato a dover emettere un decreto sanzionatorio per le irregolarità commesse dall’ente pubblico.

Il successo della catalogazione nazionale
Mentre l’amministrazione comunale procedeva per tentativi, il Conte della Daunia ha lavorato costantemente per il riconoscimento istituzionale dell’opera. Con nota ufficiale della Soprintendenza (ns. prot. n. 2625 del 13.02.2025), l’Ufficio Catalogo ha accolto con favore la proposta di Don Carlo Mammarella, ringraziandolo per “l’impegno profuso nella valorizzazione e nella salvaguardia del patrimonio culturale locale”.

La funzionaria responsabile Dott.ssa Eva Pianini e il Soprintendente Arch. Valerio Tesi hanno confermato che:

“La catalogazione della lapide in oggetto, già ritenuta di interesse storico e artistico, sarà inclusa nella prossima attività di inventariazione di beni relativi al territorio.”

Questo riconoscimento trasforma definitivamente l’opera di Italo Vagnetti da semplice arredo urbano a Bene Culturale di interesse nazionale, rendendo ancora più grave il fatto che, ad oggi, il testo rimanga illeggibile e il monumento sia stato oggetto di interventi definiti dal Ministero come “abusivi”.