La politica del “si fa quel che si può” non salva Piombino

PIOMBINO – Abbiamo ascoltato con molta amarezza le parole del Sindaco nel liquidare la permanenza della nave oltre i tre anni come una “difficoltà del Governo” legata ai costi di spostamento.

Noi riteniamo che le ragioni di bilancio di una società privata o le difficoltà logistiche dell’esecutivo non possano e non debbano mai prevalere sulla sicurezza e sulla salute di una comunità.

Porre l’accento esclusivamente sull’aspetto economico dell’opera rischia di mettere in secondo piano l’importanza del diritto alla sicurezza del territorio, che resta una priorità imprescindibile rispetto alle questioni di bilancio.

Piombino ha già offerto moltissimo in termini di servitù energetiche e oggi siamo qui, non a chiedere privilegi, ma il rispetto di ciò che le Istituzioni stesse hanno affermato.

Piuttosto che dare spiegazioni sulla proroga, definita inopportunamente “tecnica”, ci saremmo aspettati una contestazione immediata al Decreto 32/26 Art. 9, comma 5, che è un’ingerenza del potere esecutivo/legislativo su procedimenti amministrativi e che almeno avrebbero permesso pareri e verifiche; sarebbe stata auspicabile un’iniziativa unitaria dell’intero Consiglio Comunale per sottoporre alla Commissione parlamentare un emendamento volto a sopprimere la proroga, ripristinando così i tempi inizialmente previsti. La definizione di “proroga tecnica” è impropria perché, l’urgenza di oggi, è il risultato di un’inerzia del Governo che non ha individuato per tempo il sito alternativo. Definire “prevedibile” la difficoltà di spostare un investimento simile, anziché contrastarla con ogni mezzo politico e legale, suona come una resa anticipata.

Noi non siamo “sciocchi”, siamo solo persone che si sono fidate delle Istituzioni, del Presidente del Consiglio che ha con il suo governo a suo tempo nominato un Governatore fuori della Toscana per il trasferimento del rigassificatore, del Commissario che ha autorizzato per soli tre anni, della Giunta regionale che ha concesso l’intesa con lo Stato solo per tre anni, dell’Amministrazione comunale che ha attivato ricorso al Tar Lazio ma non ha proseguito l’appello al Consiglio di Stato che a questo punto sarebbe stato quanto mai utile, soprattutto se vi era il timore che “sarebbe stato difficile” rimuovere il rigassificatore.

Oggi la sicurezza di Piombino e lo sviluppo del suo porto sono messi di nuovo in discussione.

Non possono bastare rassicurazioni generiche del tipo “valuteremo” o “pretenderemo il rispetto della sicurezza”, quella stessa sicurezza che, come evidenziato nei ricorsi presentati proprio da questa Amministrazione, risulta incompatibile con l’attuale localizzazione così a ridosso del centro abitato. Lei oggi ci dice che ha fatto “tutto il possibile”, ma la verità è che il possibile di un politico finisce solo quando si dimette per protesta o quando ottiene il risultato.

NOI L’11 APRILE SAREMO IN PIAZZA proprio perché non accettiamo questa narrazione della rassegnazione.

Se il Sindaco ha deciso che la sua battaglia si ferma alle manifestazioni e ai ricorsi del passato, la città gli dimostrerà che la nostra inizia ora.

Non vogliamo compensazioni, che sanno tanto di svendita per una presenza che non deve esistere, chiediamo il rispetto della parola data e degli atti già emessi: il 3 luglio 2026 la nave deve mollare gli ormeggi. Senza se e senza ma.

Comitato Salute Pubblica

Comitato La Piazza della Val di Cornia

Gruppo Gazebo 8 Giugno