PIOMBINO – Legambiente: “il nostro NO ai rigassificatori non è il risultato della sindrome Nimby, bensì l’esito coerente di una elaborazione politica che vede nella conversione energetica verso le rinnovabili uno degli obiettivi fondamentali del nostro futuro”
Se vogliamo che il rigassificatore se ne vada finalmente da Piombino non bisogna affannarsi a trovare un altro luogo in Italiaove spostarlo, ma chiedere semplicemente che venga dismesso. Continuare a importare GNL, oltre a rappresentare una fonte di pericolo per i luoghi in cui esso sarà rigassificato, non farà infatti che perpetuare la «dipendenza» verso una fonte altamente inquinante e climalterante.
La scelta del governo di prolungare la permanenza del rigassificatore a Piombino è una scelta politica e strategica per confermare quel modello estrattivista su cui è fondata l’economia “fossile”. L’idea dell’Esecutivo sarebbe quella di diventare un «hub per la distribuzione del gas» in tutti gli Stati d’Europa. Un’opzione che rivela una totale subalternità rispetto agli interessi americani, visto che oltre il 50% del GNL importato dal nostro Paese proviene già dagli USA e che tale quota è destinata a crescere, dopo l’aggressione all’Iran e l’instabilità imposta alle spedizioni dal Qatar (altro grande fornitore di GNL all’Italia).
Le bollette elettriche in Italia, d’altra parte, sono più le care d’Europa perché la nostra energia elettrica è prodotta in gran parte ancora con il gas (circa per il 45%!). Tutto questo rende meno competitivo il sistema produttivo nazionale e produce aggravi di spesa ingiusti e insostenibili per imprese e cittadini. Per questo, Legambiente propone un totale ribaltamento del modello energetico, suggerendo una seria politica di lotta agli sprechi, d’incremento dell’efficienza e di celere sviluppo dellerinnovabili sui territori.
Non si tratta più di confidare in una sola fonte energetica. È arrivato invece il momento di immaginare un mix energetico armonioso, in cui geotermico, fotovoltaico, agrivoltaico ed eolico (onshore e offshore) possano giocare un ruolo centrale, strategico e complementare (l’una fonte verso l’altra).
A puro titolo esemplificativo, nel luglio 2025, in Italia sono stati presentati 93 progetti di eolico offshore, per una potenza complessiva stimata di 74 GW, distribuiti nelle acque di 10 regioni. Di questi, progetti per 2,8 GW hanno già superato la fase di Valutazione d’Impatto Ambientale, quindi di fatto sono già autorizzati, ma sono fermi perché non è stata ancora calendarizzata l’asta del FER2, (asta dei prezzi dell’elettricità), nonostante il decreto del MASE sia stato emanato ormai nell’agosto 2024. Basterebbe solo concludere rapidamente questo iter burocratico per rendere inutile proseguire con il rigassificatore di Piombino e con tutti gli altri, e chiudere poi le residue e inquinanti centrali a carbone a tutt’oggi funzionanti in Italia.
Legambiente ricorda infatti che il giorno della dismissione del rigassificatore si avvicina se e solo se riusciremo a produrre più energia rinnovabile, nel minor tempo possibile.
Per questo, rivolgiamo un appello accorato a tutte le articolazioni della Repubblica (enti locali, regioni, governo nazionale) affinché si varino quanto prima politiche energetiche sagge e lungimiranti, che sappiano affrancarci da una dipendenza dal gas (come dal petrolio e dal carbone) che è tossica e pertanto non più sostenibile. Per questo, per noi oggi è molto più di uno slogan ribadire la nostra posizione storica: PIÙ RINNOVABILI, PIÙ PACE!
A cura di Legambiente Toscana e Legambiente Val di Cornia

