Investimenti nel verde urbano: spesso considerati una spesa accessoria 

Il verde è la più antica e geniale tecnologia urbana che abbiamo a disposizione. Investire in infrastrutture verdi non deve essere considerato soltanto una spesa, bensì un investimento strategico dall’altissimo ritorno economico, tanto in termini di costi evitati quanto in aumento del benessere pubblico

Le città nelle quali viviamo sono organismi complessi. Si compongono di cemento, asfalto e tecnologia. Eppure, l’elemento più efficiente, economico e multifunzionale non è un’invenzione umana, bensì naturale. Con il termine infrastrutture verdi descriviamo una rete interconnessa di spazi naturali (quali parchi e fiumi) o semi-naturali (come tetti verdi, pareti vegetali, viali alberati), i quali sono molto più di un piacevole complemento estetico. Questi servizi essenziali offrono un valore economico concreto, quantificabile in milioni di euro.

Gli investimenti nel verde urbano sono stati considerati una spesa accessoria troppo a lungo. In quanto tale, essa era sacrificabile di fronte a esigenze infrastrutturali più urgenti. Oggi però, grazie alla scienza e all’economia ambientale, sappiamo che questa visione è obsoleta. I servizi ecosistemici forniti da alberi e parchi non sono gratuiti. Rappresentano un capitale naturale. Il loro mancato mantenimento si traduce in costi enormi per la collettività.

Consideriamo il seguente dato: un singolo albero maturo, in città, può intercettare fino a 15.000 litri d’acqua piovana all’anno. Genererà dunque una riduzione del carico sulla rete fognaria, diminuendo il rischio di allagamento. La presenza di parchi e viali alberati rappresenta un catalizzatore economico capace di aumentare il valore immobiliare delle proprietà circostanti e abbattere i costi energetici per il raffrescamento estivo.

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