25 aprile: il discorso del sindaco Francesco Ferrari

Inizio rivolgendo un sentito ringraziamento a tutti i presenti alla cerimonia di oggi, alle autorità civili e militari, ai rappresentanti delle Forze dell’Ordine, alle associazioni d’arma, dei partigiani, dei reduci e dei combattenti e a Giovanni Brunetti, docente a contratto all’Università di Udine e ricercatore presso l’Istituto Storico della Resistenza e dell’Età Contemporanea di Livorno, che oggi ci accompagnerà in questa cerimonia per l’ottantesimo anniversario della Liberazione d’Italia dal Nazifascismo. La sua presenza oggi, insieme alla vostra, è testimonianza viva del legame tra storia, memoria e impegno civico.

Colgo l’occasione anche per ricordare papa Francesco a pochi giorni dalla sua scomparsa, uomo di fede e simbolo di pace in un periodo storico che ci vede rivolgere molti, troppi pensieri a tutte le guerre che, drammaticamente, si combattono ormai da anni a poca distanza dai nostri confini. Il suo appello alla fratellanza universale e al dialogo tra i popoli rimane oggi più che mai un faro nella notte, un invito a essere seminatori di pace in un mondo che sembra troppo spesso smarrire la bussola dell’umanità.

Ottant’anni da quei giorni del 1945 sono un tempo lungo ma che non ha scalfito la forza del ricordo, né il valore di ciò che quella data rappresenta. Il 25 aprile 1945 è il giorno in cui l’Italia ha ritrovato la sua identità. È il giorno in cui il nostro popolo ha scelto la libertà e la democrazia. È il giorno in cui si è aperta la strada che avrebbe portato alla Costituzione Repubblicana, la nostra carta fondamentale, nata dal sangue e dal sacrificio di chi ha lottato per una nuova Italia. Una scelta di civiltà, una scelta di speranza, che ha riscritto la nostra storia collettiva.

Oggi, a ottant’anni di distanza, il tempo non ha indebolito la memoria, soprattutto nella nostra Piombino, città che ha scritto una pagina indelebile nella storia della Resistenza italiana. Una città che non ha esitato, ha scelto con coraggio di difendere e di difendersi, segnando uno dei primi atti concreti di resistenza armata in Italia e meritandosi il riconoscimento della Medaglia d’Oro al Valor Militare: non solo un’onorificenza, ma un simbolo vivo, una responsabilità che ancora oggi ci accompagna. La Resistenza a Piombino non fu solo un episodio militare, fu un atto collettivo di dignità e coscienza civica, un gesto che parlava il linguaggio della libertà e della giustizia.
Ma ricordare non è — e non può essere — solo un atto di omaggio. Deve essere una scelta. Scegliamo di non dimenticare. Scegliamo di tramandare alle nuove generazioni i valori su cui si fonda la nostra convivenza civile. Scegliamo di vigilare, ogni giorno, sulla nostra democrazia, sul significato di quella libertà conquistata allora con il sangue, e che oggi dobbiamo continuare a difendere con l’impegno, con la partecipazione, con la cultura, con la solidarietà. Perché la libertà non è mai conquistata una volta per tutte: va custodita, va alimentata, va rinnovata nel quotidiano esercizio della responsabilità e del rispetto.

La maggior parte di noi che, oggi, siamo qui a celebrare il coraggio che ha guidato la nostra Nazione lungo il percorso della democrazia, ha avuto la fortuna di non dover vivere gli orrori del conflitto e della privazione della libertà. Adesso, però, il compito di custodire quella memoria è nelle nostre mani. E un giorno sarà nelle mani dei nostri figli. La memoria è l’argine più solido che potremo mai costruire contro l’autoritarismo, è il terreno fertile su cui cresce una società giusta e coesa.

Auguro a tutti noi di essere sempre all’altezza dei valori del 25 aprile. Di essere in grado di incarnarli quotidianamente e di tramandarli a chi verrà dopo di noi così da non lasciare che la storia diventi un capitolo polveroso ma una luce che illumina le scelte quotidiane.

Oggi è il giorno della gratitudine e della memoria ma è anche il giorno della speranza. La speranza di un’Italia che sa ancora ricordare. La speranza di una città, di una comunità, che continua a essere esempio di dignità e di coraggio. E soprattutto, la speranza che i nostri figli e nipoti possano vivere in un Paese capace di restare fedele ai propri ideali più alti.

Francesco Ferrari

Sindaco di Piombino