Tempesta su Follonica

Testo di Gordiano Lupi, foto di Riccardo Marchionni.

Tempesta, dramma shakespeariano  
in agguato in un angolo buio del mattino,
sole che nasconde, timido e incompreso,
il biancore estivo consueto, solo 
attende i colpi di scure del meriggio.
La pioggia non cade e le scogliere
respirano il salmastro delle onde,
come in una vecchia scenografia
di Pasolini, tiepido è il campo
del cielo, scuro l’orizzonte,
tutto è nero, manto di pioggia
in attesa, nuvole di temporale
si spingono verso Follonica.
Spegnete i riflettori su quel pezzo
di cielo, anfratto di vecchi colori, 
altre nubi pendono simmetriche
verso sponde lontane, gonfie di latte
materno sul mondo in frantumi.
Nube nera d’un temporale perduto,
sospesa, in ritardo persino sulla vita,
come inutile vagare sulla spiaggia
di periferia, nel mezzogiorno oscuro,
come antiche bandiere che da tempo
non sventolano, ripiegate nel ricordo
di troppe primavere, come i glicini 
che sfioriscono, come le idee smarrite.
Cade in un lampo la tempesta sul mare, 
vecchi avamposti umidi e corrosi, odore
di crema solare scaduta, un bagno chiude
le imposte del bar, ripiega ombrelloni
e pattini, resta il tragitto di sempre, 
povere strade lastricate di solitudine.