Zootecnia: tutti gli allevamenti rischiano di chiudere

Non si ferma la protesta degli agricoltori di tutta Europa. Diversi i Paesi ma analoghe le cause della mobilitazione.

“Anche i nostri allevamenti- dice Cinzia Pagni, presidente Cia Etruria– stanno subendo da qualche tempo il pesante incremento dei costi di produzione, al punto che molte di esse stanno ormai scomparendo”.

Il venturinese Edio Giannellini, presidente chianina provincia Livorno, rimasto l’ultimo allevatore di razza chianina della zona, sottolinea le enormi difficoltà in cui versa da qualche tempo il settore della zootecnia. Sempre più in via di estinzione. “Io ho settanta animali- dice– e pur non facendo l’ingrasso i costi per il mantenimento di vacche e vitellini è aumentato a dismisura. Gasolio, semi, attrezzi e mangime da svezzamento (che da 40 euro al quintale è passato a 50 euro in appena un anno) di cui mi occorrono 10 quintali al mese, pari a 500 euro, al quale aggiungo farina fatta da me con mais e orzo. Inoltre alle vacche devo dare almeno 3 chili di farina per fargli produrre più latte”. Costi molto elevati (e cavilli burocratici ferrei) a fronte di un margine di guadagno sempre più risicato. “Fino a un anno e mezzo fa- spiega- per ogni vitello di sette mese prendevamo circa 2.200 euro, ora non ci vengono pagati più di 1.500 euro. Come posso sostenere le spese di mantenimento? Così facciamo pari- sottolinea- ma basta che si rompa un macchinario ed il problema diventa serio, ci portano alla chiusura. A dettare le regole è come sempre la grande distribuzione- chiosa Giannellini– che continua a vendere la carne di chianinaa prezzi molto elevati mentre a noi allevatori restano le briciole”. 

Nella foto Edio Giannellini

Nella foto Antonio Farabollini


Un altro esempio è dato da Antonio Farabollini che nella sua azienda “Il Giogo” a Rosignano Marittimo, è uno dei pochi che continua a produrre latte nella provincia di Livorno. “Le voci più costose di questi ultimi anni sono energia elettrica e gasolio- spiega- purtroppo su un trattore vanno via 600 euro di gasolio al giorno senza che alla fine sia statarealizzata chissà quale produzione. Mediamenteproduciamo 33 litri di latte a vacca- sottolinea– che la grande distribuzione compra pagandolo 45 centesimi e mezzo al litro, suscettibili di aumentare o diminuire leggermente sulla base di premi e penali”. In altre parole l’azienda deve dimostrare di aver rispettato determinati parametri relativi proteine, grassi equalità sanitaria, in caso contrario i centesimi riconosciuti possono diventare anche 43.

“Il problema- prosegue- è che i miei costi si aggiranointorno alle 9 euro giornaliere cui vanno sommate altre voci come il mantenimento della stalla e dei vitelli da allevare”. Parte del latte che produce Farabollini lo destina alla vendita diretta ed una grande percentuale alla grande distribuzione che vende nei supermercati il suo latte fresco di alta qualità ad un costo che si aggira intorno ai 2 euro. “Rispetto ai 45 centesimi e mezzo che mi vengono riconosciuti c’è una bella differenza– incalza– sopravviviamo solo perché siamo passati da una media di produzione di 20 litri a 32-33 litri ma per riuscirci abbiamo dovuto fare investimenti importanti i cui costi lo sono stati altrettanto. Nel 1992- concludeFarabollini- solo nel comune di Rosignano contavamo 1800 bovini, oggi forse arriveranno a 300. Chiediamoci il perché”.

Sara Chiarei, addetto stampa Cia Etruria