Testo di Gordiano Lupi, foto di Riccardo Marchionni.
Sole d’agosto e vento di maestrale. Il Magona riapre le porte, ospita giovani calciatori nerazzurri pronti a correre agli ordini del trainer. E il manto erboso di nuovo verdeggiante, dopo un anno intenso di partite, sotto acquazzoni, burrasche, venti di ponente, sole a picco, fino allo spareggio decisivo. Manca la polvere del tempo ormai perduto, solo fresco profumo d’erba risorta sotto il sole estivo, curata con amore perché florida torni come un tempo. Il nostro Magona, che non sarà lo stadio di Piombino – Roma (son passati tant’anni, più di mezzo secolo), neppure quello di Piombino – Cecina (il tempo corre via veloce, son gli anni Settanta), ma resta il nostro Magona, simulacro di gioie e dolori, di passione e amore. Il nostro Piombino, che non sarà il Piombino di Baldi e Valcareggi, neppure quello di Barontini e Pazzi, ma resta il nostro Piombino, la sola squadra per cui valga la pena entrare in uno stadio. E quei ragazzi che corron sotto il sole, sono i nostri ragazzi – orgoglio e volontà, determinazione -, son come i rosso alabardati della Triestina, son come i topolini del passato che battevano la Roma, son la speranza d’un futuro che scopriremo presto, col vento d’ottobre, senza la bora che soffiava su Trieste, quando Umberto Saba entrava in gradinata.

