Biglietti per Piombino: “Il fico degli ottentotti”

Testo di Gordiano Lupi, foto di Riccardo Marchionni.

Scende la sera del crudele aprile al Falconcino. Fragile tamerice che non vuol fiorire, angolo di mare, Elba imbronciata, scogli di Capraia su dissolvenza di Corsica velata, mentre petali antichi chiude un fiore. Il fico degli ottentotti, compagno di scogliera, porpora e sangue tra tutto quel calcare, rocce dissolte in odor di mare. 

Lontani giorni d’estate, amor perduti, vecchi racconti, musica d’un verso, la casa dei doganieri, soffuso dolore. Confuso adolescente il male di vivere ho incontrato, che tra sentori di smarriti istanti il profumo di quel fiore ha trasformato.

Perduto nella sua essenza è il mio dolore, smorto splendore di tramonto andato, gioca con le rime del passato, si nasconde nelle spiagge più remote, trova riparo tra nubi all’orizzonte, trascolora e nella sera muore.