Acciaierie: “Ora o mai più: serve lo Stato”

PIOMBINO – Ora o mai più: serve lo Stato.
Alle ore 10:56 del 24 aprile 2014 veniva spento l’altoforno di Piombino. Quel giorno noi eravamo nelle piazze con uno striscione chiaro: “Unica soluzione: nazionalizzazione”.
Ci diedero dei “novecenteschi”, accusandoci di essere contrari allo sviluppo economico, ma a dodici anni di distanza — spiace doverlo constatare — il tempo, da galantuomo, ci ha dato pienamente ragione, dimostrando che senza lo Stato da questa situazione non si esce.
Ma cosa significa un vero intervento dello Stato? Non certo l’erogazione a pioggia di soldi pubblici a privati in progetti che fanno solo perdere tempo. Il ruolo dello Stato deve essere quello di finanziare un piano industriale degno di questo nome. È proprio per questo che nello scorso Consiglio Comunale abbiamo presentato un Ordine del Giorno per chiedere che Ministeri e aziende vengano in commissione e in un Consiglio monotematico. Devono spiegare chiaramente e politicamente, non trincerandosi dietro ai soliti tecnicismi usati finora in modo strumentale, quale sia la loro reale visione per la siderurgia e per Piombino.
È il momento di pretendere risposte concrete sui motivi per cui si voglia a tutti i costi una Piombino spenta. Bisogna chiedersi quale sia la strategia complessiva tramata sul nostro territorio. Da una parte ci sono le multinazionali, che non intendono più fare manifattura in Occidente per evitare controlli e diritti dei lavoratori. Dall’altra c’è Roma, dove Piombino non conta nulla a livello elettorale, specialmente oggi che vive un forte calo demografico. Nel mezzo si inserisce la Regione, a cui non pare vero di disporre di 800 ettari liberi da destinare alle lavorazioni industriali più impattanti. Viene da chiedersi, infatti, dove pensino di far spuntare i progetti delle centrali nucleari modulari e sedicenti green decantate dal governo, se in Val di Chiana o a Piombino. A chiudere il cerchio c’è la Provincia di Livorno, che sembra fermarsi a Cecina quando si tratta di investimenti ed economia marittima.
La dimostrazione di questo fallimento generale è la vicenda del progetto Metinvest. Sfumato l’accordo, assistiamo ora all’ironia della sorte di chi cerca in JSW, simbolo dell’immobilismo di tutti questi anni, un nuovo partner economico. Siamo ormai alle barzellette.
Lo Stato deve invece elaborare un progetto industriale serio e credibile per il Paese. Che la presa in giro sia sfacciata lo dimostra anche la questione delle bonifiche, mai partite se non nell’ottica di future colate di cemento. Il problema reale è che, se si vuole davvero realizzare un forno elettrico, va bonificata e preparata l’area di colmata con una massicciata di almeno 15 metri e palancole infisse fino a 50 metri di profondità. Senza queste opere strutturali non si può costruire nulla, e senza l’intervento diretto dello Stato queste opere non partiranno mai. Invece di occuparsi della partita seria, le istituzioni continuano a promettere infrastrutture, logistica e prestiti, ovvero interventi che un imprenditore serio dovrebbe fare di tasca propria.
Ora ci devono venire a spiegare cosa vogliono fare davvero. Anche l’Amministrazione comunale deve uscire subito dalla sua posizione attendista: il Sindaco prenda una posizione netta e formale su questo tema. Dopo quattordici anni dall’inizio di questa crisi pretendiamo che ci dicano la verità. È il momento di affrontare questo nodo alla radice: ora o mai più.
Rifondazione Comunista Piombino