Grandeur e politica dell’effetto
PIOMBINO – Vista la crisi abbiamo bisogno di un effetto visivo e mediatico immediato e che cosa c’è di meglio dell’inaugurazione dell’Officina Falesiana, ex Polo Culturale.
La diatriba teatrale non c’entra nulla, è evidente che 80 posti non sono un teatro e fanno bene coloro che sollecitano la ristrutturazione del Metropolitan, dati i tempi che si allungano in modo inaccettabile.
Nel frattempo non vediamo niente di sbagliato nell’ utilizzare la nuova struttura come asset di marketing culturale per attrazione turistica e competizione territoriale, quindi vanno benissimo anche le iniziative teatrali. Sarebbe un peccato e un rischio che finita la festa inaugurale e capitalizzato il consenso politico,si spengessero i riflettori e l’Officina si svuotasse di contenuti.
Anche perché in questo caso i costi vivi di gestione del contenitore architettonico, potrebbero svuotare le casse comunali, lasciando poco spazio anche alle attività interne. La questione “parcheggi” non sarà banale e influirà molto sulle prospettive di utilizzo del bene pubblico, una biblioteca, di solito, si pensa in una zona accessibile, meglio se vicina alle scuole.
Non eccepiamo sul lascito monumentale tangibile ma vediamo che tutti, anche le opposizioni, tralasciano qualsiasi seria riflessione sui costi di gestione futuri, di cui la recente bolletta elettrica di 12 mila euro, prima ancora dell’apertura, è solo un assaggio; costi che si ripercuoteranno già nel breve periodo sulle future amministrazioni e su tutti i cittadini.
Il dubbio è che la cultura possa essere usata come una “patina” estetica per coprire i nodi irrisolti della città (occupazione, ambiente, infrastrutture), creando un distretto culturale splendido, costoso ma isolato dalle reali urgenze quotidiane dei piombinesi.
Riccardo Gelichi
Portavoce di Ascolta Piombino

