Ristoro Tari Corso Italia: l’ex assessore Nigro fa chiarezza

PIOMBINO – Ristoro Tari Corso Italia, l’ex assessore Nigro fa chiarezza: “Nessun annuncio, ma una decisione nata dall’ascolto e dal confronto con le associazioni di categoria e il CCN 150 Vetrine”.
In merito al dibattito sui ristori per i lavori di riqualificazione che stanno ancora interessando il corso principale della città, sento il dovere di intervenire.

Le risposte che i commercianti aspettano non sono il frutto di “promesse” o di annunci estemporanei, ma il risultato di un percorso istituzionale serio e strutturato, che mi ha vista impegnata in prima persona.

Il valore di questo provvedimento sta tutto nel metodo con cui è stato costruito: una serie di incontri operativi con i soggetti coinvolti e i loro rappresentanti. In quei tavoli ho trovato interlocutori di straordinaria responsabilità, capaci di palesare i disagi del cantiere non con lo spirito della protesta, ma con la forza della proposta.

Come primo strumento era stato individuato l’azzeramento di un’intera annualità della tassa sui rifiuti. Un primo passo, poiché l’obiettivo condiviso era definire misure adeguate da applicare sempre in caso di lavori pubblici di una certa durata.

Il percorso concordato aveva trovato la sua solidità anche sul piano amministrativo, attraverso valutazioni tecniche con il dirigente del Patrimonio per quantificare e individuare le risorse necessarie da stanziare. Era già stato definito che la misura prevedesse il riconoscimento del ristoro ai soli commercianti che si affacciavano direttamente sull’area del cantiere, escludendo altre tipologie di attività come istituti bancari e studi di liberi professionisti.

All’interno della giunta, il dibattito su questa misura aveva visto, a quel tempo, sensibilità diverse. Oggi, dopo le mie dimissioni, non posso sapere cosa sia accaduto all’interno del Palazzo o se siano cambiate le priorità politiche della maggioranza.
Voglio sperare che l’attuale stallo sia dovuto soltanto a tempi tecnici e a piccoli accorgimenti burocratici da parte degli uffici, e non a una mancanza di volontà.

Riconoscere, anche solo in parte, il pesante disagio economico e logistico causato dai lavori era e rimane un dovere morale dell’amministrazione nei confronti di chi alza la serranda ogni giorno.