GROSSETO – Il Capo dello Stato ha incontrato il personale della Stanza Rosa nel Pronto Soccorso del Misericordia: da qui è partito il percorso di tutela delle vittime di violenza oggi attivo in tutta Italia.
Un’idea semplice ma rivoluzionaria. Una presa in carico dedicata alle vittime di violenza: donne per lo più, ma anche bambini, anziani, persone fragili e, dal 2025, chi per discriminazione e pregiudizio è oggetto di crimini d’odio.
Una stanza a loro dedicata, lontano dallo sguardo degli altri. Il Codice Rosa è questo: un percorso di accesso protetto e invisibile, con medici e infermieri del pronto soccorso – ed oggi anche di ambulatori o degenze ospedaliere – attenti e sensibili al dramma vissuto dalle persone che vanno accompagnate con rispetto, protezione e cura, rigorosi e preparati nella raccolta e non contaminazione delle prove e nella gestione di tutte quelle procedure e di quegli atti giuridico-forensi necessari poi per denunce e indagini.
La visita del presidente della Repubblica Sergio Mattarella alla ‘Stanza Rosa”, che rosa non è, del Pronto Soccorso dell’ospedale Misericordia di Grosseto non è casuale. E’ in Toscana che si è svolta nelle ultime settimane l’ennesimo femminiciio che ha scosso tante coscienze: una donna sequestrata e gettata da un viadotto dal suo ex compagno che si è poi suicidato. Ed è a Grosseto infatti che è nato, per una intuizione della dottoressa senese Vittoria Doretti, il Codice Rosa toscano, nel 2017 esportato poi in tutta Italia attraverso linee guida nazionali. Un progetto che mette in connessione equipe multidisciplinari coinvolgendo servizi, enti e professioni diverse, che conta oggi anche un master universitario ed unisce tutela, competenza e capacità di risposta concreta e tempestiva.
E’ lo stesso presidente Mattarella dal palco dell’auditorium dell’ospedale a sottolineare i motivi della visita: il dovere di riaffermare l’allarme della violenza sulle donne e l’impegno pubblico della Repubblica su questo fronte, per intervenire e prevenire superando un deficit che è anzitutto culturale; ma anche un sentimento di riconoscenza, rivolto a chi ha avuto l’intuizione di questo progetto e a tutte le persone che in passato vi hanno profuso energie e tuttora lo fanno, in Toscana e in Italia.
Durante l’incontro del Capo dello Stato con gli operatori sanitari e le istituzioni, nell’auditorium dell’ospedale Misericordia, è stato lasciato libero un posto in memoria di tutte le vittime di violenza. Nell’occasione al Presidente della Repubblica sono stati donati il libro del Codice Rosa, edito in tre lingue (italiano, inglese e spagnolo), e una rosa bianca con fiocco rosso. A Sergio Mattarella è stata inoltre consegnata una piccola scultura in terracotta patinata a cera, opera del grossetano Luca Tavarnesi, raffigurante un buttero a cavallo. L’artista, scultore autodidatta e commerciante di professione, ha voluto così rendere omaggio alla Maremma ispirandosi a una delle figure più rappresentative di questa terra, custode di una memoria e di un valore senza tempo.
La storia
Il Codice rosa muove i suoi primi passi nel 2009 a Grosseto e nel 2010 diventa una esperienza pilota. Nel 2011 il Codice rosa grossetano diventa regionale e da lì l’esperimento si estende progressivamente ad altre Asl, per coprire tra il 2014 e il 2015 l’intero territorio toscano. La rete del Codice rosa nasce nel 2016 e il progetto, all’inizio solo sanitario, diventa nel tempo socio-sanitario. Nel 2018 viene firmata la prima intesa con le Procure, aggiornata nel 2022. A luglio del 2024 è stato siglato il nuovo protocollo per l’attuazione delle linee di indirizzo giuridico-forensi: un documento che fa tesoro delle esperienze maturate nel tempo nei territori per omogeneizzare le procedure di tutti. Reati come quelli per lesioni volontarie personali, contro la libertà sessuale o per maltrattamenti in famiglia sono perseguibili in più situazioni d’ufficio. I sanitari hanno in questo caso obbligo di referto e di denuncia e il protocollo illustra tempi e modalità. La collaborazione tra Regione, mondo della sanità e procure punta a favorire il riconoscimento precoce dei casi di violenza e fornire una risposta efficace e coordinata da subito.

