Italia Nostra, Sezione Val di Cornia: “L’agrivoltaico che distrugge”

VAL DI CORNIA – PIOMBINO: L’ AGRIVOLTAICO CHE DISTRUGGE


La società Orta Energy 14 s.r.l. torna a chiedere la realizzazione di un impianto industriale agrivoltaico di 56 ettari nella campagna di Piombino mettendo a rischio paesaggio, ambiente , salute e i sacrifici dei proprietari degli immobili circostanti.

Alturetta è parte di quella estesa campagna che sorge ai piedi di Riotorno e alle spalle del Parco della Sterpaia.
Quella campagna dove gli occhi si perdono nel verde dei campi e nel giallo dei girasoli, dove crescono frutta e verdura di ogni tipo.
Una campagna che si vuole tentare di svendere e trasformare per realizzare un impiante “agrivoltaico”  di ben 56 ettari, quasi 80 campi di calcio, con oltre 48.000 pannelli fotovoltaici.


Ceci, grano e girasoli lascerebbero il posto a malva ed erbe mediche.


Questo è quanto accadrebbe se il MASE dovesse esprimere un parere positivo di compatibilità ambientale del progetto agrivoltaico denominato “Piombino” presentato dalla società Orta Energy 14 s.r.l.


Ma a rimetterci sarebbero anche gli abitanti di Alturetta.


Il progetto, oltre a non sorgere in una zona industriale o in campi incolti, verrebbe costruito intorno ad agriturismi e abitazioni, alcune delle quali verrebbero letteralmente inglobate tra i pannelli. I proprietari – persone che per acquistare quelle case hanno investito i risparmi di una vita o contratto mutui – hanno esposto la loro contrarietà al progetto nelle osservazioni presentate ad agosto al MASE.

 

Oltre al danno ambientale e paesaggistico e alla ricadute sulla flora e la fauna aviaria, i 56 ettari di pannelli fotovoltaici si troverebbero a pochi km l’Oasi del WWF. Sono state inoltre denunciate molteplici criticità legate all’estrema vicinanza con le abitazioni, dai possibili rischi per la salute umana all’aumento della temperatura nell’area circostante, fino alla perdita di valore degli immobili.

 

E resta una domanda di fondo, che riguarda non solo Alturetta ma il modello con cui si stanno sviluppando questi impianti.

Perché continuare a collocare grandi impianti fotovoltaici nelle campagne agricole, invece di utilizzare le aree industriali, i siti dismessi e le superfici già compromesse?

Ancora una volta, per realizzare questi impianti si scelgono le campagne, dove è possibile reperire ed acquistare grandi superfici di terreno, invece delle aree che il territorio ha già destinato alle attività industriali.

Non mitigabilità dell’impatto ambientale

Anche la Regione Toscana lo scorso ottobre ha espresso parere negativo verso il progetto, un parere che i cittadini confidano possa essere confermato anche a seguito delle integrazioni presentate a luglio dalla società proponente e, in seguito, condiviso dal MASE a cui spetta la decisione definitiva.

 

I cittadini, insieme all’Associazione “Italia Nostra – Sezione Val di Cornia”, al Comitato “Terre Val di Cornia” e agli enti locali interessati hanno ribadito al Ministero anche la non mitigabilità del progetto.
Diversamente da quanto asserito dal proponente, l’impianto sarebbe infatti visibile ad occhio nudo dai Comuni di Campiglia Marittima e Suvereto, nonché dalle principali direttrici viarie, tra cui la SS1 Aurelia, la Vecchia Aurelia e la SR398.


Senza considerare che nella immediate vicinanze di Alturetta sono già presenti altri impianti fotovoltaici, alcuni, a poche centinaia di metri, e un altro, denominato “Bocca di Cornia” di estensione addirittura maggiore.
Altri ancora sono in fase di istruttoria presso la Regione.
La realizzazione dell’impianto creerebbe – denunciano i cittadini – un “effetto lago”, pregiudicando la fauna aviaria e compromettendo l’identità rurale della zona.

Un gruppo di associati di Italia Nostra, Sezione Val di Cornia