Dall’Italia all’Africa: la Val di Cornia protagonista nella cooperazione internazionale con il CISOM in Costa d’Avorio

VAL DI CORNIA – Dall’Italia all’Africa: la Val di Cornia protagonista nella cooperazione internazionale con il CISOM in Costa d’Avorio.

Il volontario Andrea Callari ha preso parte a una missione umanitaria internazionale di formazione della Protezione Civile ivoriana per la gestione delle inondazioni e il soccorso acquatico.

Un ponte di solidarietà e competenza che parte dalla Toscana, passa per la Val di Cornia e San Vincenzo, e arriva fino in Africa occidentale. È questa l’essenza della recente missione umanitaria internazionale che ha visto protagonista Andrea Callari, volontario del CISOM (Corpo Italiano di Soccorso dell’Ordine di Malta).

La missione in Costa d’Avorio

Callari ha operato ad Abidjan e Tiassalè, in Costa d’Avorio, partecipando a un’importante iniziativa nell’ambito del progetto di “Rafforzamento delle capacità operative di Protezione Civile sul soccorso acquatico”. L’attività, organizzata direttamente dal CISOM, non ha riguardato interventi di emergenza diretta, ma un compito altrettanto cruciale: la formazione specialistica degli operatori della Protezione Civile ivoriana (ONPC e GSPM). Al centro delle lezioni e delle esercitazioni pratiche vi sono state le tecniche più avanzate per la gestione delle inondazioni e il soccorso acquatico, competenze vitali in territori fortemente esposti a criticità idrogeologiche.

Condividere il sapere per salvare vite

Portare l’esperienza maturata sul campo in Italia direttamente agli operatori locali ivoriani significa lasciare un’eredità duratura: formare chi resta vuol dire moltiplicare la sicurezza e la capacità di risposta autonoma di un intero Paese. Una storia di impegno, professionalità e spirito di servizio che rende orgogliosa non solo la Val di Cornia, ma l’intero sistema di soccorso italiano.

Le voci dal campo: l’intervista ad Andrea Callari

Cosa ci vuoi raccontare di questa esperienza, Andrea?

«È stata un’esperienza che porterò sempre nel cuore. Ci siamo confrontati con problematiche che in Italia non avremmo mai preso in considerazione. C’è un piccolo aneddoto che mi piace raccontare per far capire le differenze tra l’operatività da noi e quella in Costa d’Avorio: durante la fase iniziale di formazione in aula, abbiamo domandato quali fossero per loro i pericoli maggiori quando si effettua un salvataggio in un’auto bloccata in mezzo a un fiume. Mentre per noi i rischi principali sono legati ai colini o ai molinelli, loro ci hanno risposto candidamente: “Controllare che non ci siano ippopotami, coccodrilli e serpenti”. Questa risposta ci ha comprensibilmente spiazzato, trattandosi di pericoli che noi non prendiamo nemmeno in considerazione.

Un altro aspetto straordinario è stato il rapido affiatamento e la grande voglia che avevano di apprendere ogni singolo movimento e tecnica. Qualche criticità è emersa nell’adattamento all’uso dei materiali: ad esempio, durante la calata da un ponte per raggiungere una persona bloccata sotto un pilone, per la discesa noi utilizziamo un discensore con doppia sicura – che garantisce l’incolumità anche in caso di perdita accidentale della presa sulla corda – mentre loro usano il discensore a otto, in cui la frenata dipende esclusivamente dalla tensione impressa manualmente; se la corda dovesse sfuggire al soccorritore, verrebbe meno ogni protezione, con il conseguente rischio di cadere nel fiume.

Siamo stati accolti dalle più alte cariche ivoriane, che ci hanno rinnovato i ringraziamenti per la nostra presenza, sottolineando come il nostro supporto aiuti i pompieri a salvaguardare prima di tutto la loro incolumità e, di conseguenza, quella degli altri. Sarà bellissimo raccontare questa straordinaria esperienza alle persone che conosco, perché questo viaggio mi ha cambiato profondamente. Spero di poterla condividere presto anche con il mio sindaco, così da idealmente abbracciare e raccontarla a tutta la mia splendida comunità di San Vincenzo».