Volontarie visita il canile di Ribolla: dubbi e perplessità

RIBOLLA – Comunicato stampa:

Oggetto: quattro volontari del Canile di Scarlino entrano alla Dog Farm di Ribolla: «Abbiamo visto i nostri cani. E ci siamo posti molte domande»

Questa mattina, in quattro volontari del Canile di Scarlino La Botte, siamo entrati alla Dog Farm di Ribolla per visitare la struttura e, soprattutto, per rivedere i cani trasferiti nei giorni scorsi.

Ad accoglierci è stato Matteo Galdi, gestore della struttura, dopo un’attesa di circa quindici minuti sotto il sole.

La Dog Farm è una struttura privata e, ci è stato spiegato, l’accesso dei volontari è subordinato alle modalità organizzative stabilite dal gestore. L’orario di apertura è inoltre limitato a quattro ore al giorno, dal lunedì al sabato.

Abbiamo visto tutti i cani provenienti da Massa Marittima. Erano lì, nelle loro gabbie, conformi ai requisiti previsti. Alcuni ci sono sembrati spaventati, altri disorientati.

Non vogliamo tornare sulle considerazioni che abbiamo già espresso nei giorni scorsi. Ma una cosa è certa: un trasferimento è un cambiamento, e per un cane rappresenta inevitabilmente una situazione di stress.

Li abbiamo cercati uno ad uno. Li abbiamo chiamati, osservati, salutati. E per noi è stato impossibile non commuoverci nel rivedere quei musi che conosciamo così bene.

Poi abbiamo percorso i lunghi corridoi della struttura, con file di cani affacciati alle rispettive gabbie, e una domanda ci è venuta spontanea: come è possibile garantire quotidianamente sgambamento, socializzazione e adeguata attenzione individuale a circa 300 cani con un numero così ridotto di operatori?

Questa mattina erano presenti tre operatori, oltre al responsabile: quattro persone complessivamente.

È evidente che, con questi numeri, diventa estremamente difficile immaginare che tutti i cani possano essere fatti sgambare quotidianamente, soprattutto considerando l’orario di apertura e tutte le altre attività necessarie alla gestione della struttura.

Ma la mattinata è proseguita.

Abbiamo parlato a lungo con il gestore e abbiamo cercato di affrontare anche il tema del volontariato.

Abbiamo chiesto: perché non predisporre un regolamento che consenta ai volontari di accedere alla struttura con modalità chiare e organizzate? Perché non ampliare l’orario di apertura? Perché non permettere una presenza più ampia e continuativa dei volontari, così da contribuire alla socializzazione e allo sgambamento dei cani?

La risposta è stata, in sostanza, di carattere logistico, organizzativo ed economico.

Ed è proprio qui che nasce la nostra riflessione.

Se gli operatori sono pochi e devono necessariamente occuparsi anche dell’organizzazione dell’attività dei volontari, è evidente che questo può sottrarre tempo alla gestione quotidiana dei cani.

Ma allora la domanda successiva è inevitabile: perché non aumentare il numero degli operatori?

La risposta, ancora una volta, è stata: una questione economica.

Ed è qui che vorremmo rivolgerci alla politica.

Affidare la gestione e la custodia di centinaia di cani non è come affidare il taglio dell’erba. Non è come affidare la manutenzione di una strada. Non è come costruire un’opera pubblica.

Significa affidare la vita di esseri senzienti, capaci di provare paura, dolore, stress, ma anche gioia, affetto e fiducia.

Per questo riteniamo che la gestione di un canile non possa essere valutata esclusivamente attraverso una logica economica.

Non basta poter dire che una struttura è “a norma” o “accreditata”.

La stessa normativa regionale toscana prevede che, nell’ambito dell’accreditamento, venga verificata anche l’appropriatezza dell’organizzazione del servizio e la formazione degli operatori, con la finalità di promuovere l’adozione dei cani.

Ed è proprio su questo che vorremmo delle risposte.

Qual è l’organizzazione del servizio?

Quanti operatori sono effettivamente necessari per garantire quotidianamente sgambamento, pulizia, alimentazione, osservazione, gestione sanitaria e socializzazione di circa 300 cani?

Quale percorso viene garantito ai cani che hanno bisogno di recuperare fiducia, socialità o di essere riabilitati?

Qual è il ruolo delle figure professionali specializzate nella gestione comportamentale degli animali?

Quale presenza veterinaria viene garantita?

E soprattutto: dov’è la possibilità per i volontari di entrare regolarmente e con continuità nella struttura, in un orario il più ampio possibile, per contribuire alla socializzazione, alle passeggiate e allo sgambamento dei cani?

Per quanto abbiamo potuto constatare questa mattina, in questa struttura, oggi, questa possibilità non c’è.

E allora una riflessione vogliamo rivolgerla anche ai Sindaci e alle amministrazioni comunali che hanno la responsabilità di questo servizio.

Se il problema è economico, chiedete aiuto a chi conosce davvero la materia: alle associazioni, agli esperti di comportamento ed etologia, ai volontari che da anni lavorano quotidianamente con i cani.

Potranno indicare soluzioni, modalità organizzative e criteri per costruire capitolati e affidamenti realmente adeguati alle esigenze degli animali.

Perché, quando si parla di esseri viventi, il criterio del minor costo non può essere l’unico criterio di scelta.

Un canile non è un servizio qualsiasi.

E noi continuiamo a chiederci se, nella costruzione di questo affidamento, sia stato dato il giusto peso a ciò che significa davvero custodire i cani.

Noi quei cani li abbiamo visti questa mattina.

Li abbiamo riconosciuti, chiamati, accarezzati quando ci è stato possibile. Abbiamo visto la loro paura, il loro disorientamento e, in alcuni di loro, anche la gioia di rivedere volti conosciuti.

Per questo diciamo con chiarezza una cosa:

noi volontari non abbandoneremo quei cani.

Non abbandoneremo loro e non abbandoneremo quelli che, purtroppo, potrebbero arrivare domani.

Continueremo a chiedere risposte, continueremo a far sentire la nostra voce e continueremo a batterci perché ogni cane abbia non soltanto una cuccia a norma, ma anche tempo, attenzione, movimento, socialità, cure e la concreta possibilità di essere adottato e di tornare a vivere una vita vera.

Francesca Marchetti
Marco Vichi
Mina Panebianco
Silvana De Giorgi