“Piombino, il New York Times e il progetto Metinvest“

PIOMBINO – “LUCCIOLE PER LANTERNE” (Piombino, il New York Times e il progetto Metinvest)

A quanto pare Piombino sarebbe diventata il simbolo della “rinascita” dell’Italia di Giorgia Meloni; parola del New York Times.

Nella intervista commentata dedicata alla presidente del Consiglio, Roger Cohen arriva anche nella nostra città e trova quello che evidentemente cercava: Piombino, ex roccaforte della sinistra operaia, oggi amministrata dalla destra, sarebbe la dimostrazione plastica del cambiamento politico del Paese.

E il sindaco Ferrari non si lascia sfuggire l’occasione.

Il riconoscimento internazionale viene definito “particolarmente significativo”. Piombino sarebbe diventata addirittura un caso politico osservato “dall’altra parte dell’oceano”.
Peccato che, guardando un po’ più da vicino, ci sia il rischio di scambiare le lucciole per lanterne.

Parliamo chiaro a chi legge, vi pare che a Piombino ci siano svolte significative da festeggiare dopo sette anni di amministrazione di destra? Nel reportage si parla della nuova acciaieria Metinvest-Danieli come di un investimento da 3,7 miliardi di dollari, capace di restituire alla città una prospettiva industriale di lungo periodo.

Ma oggi, a Piombino, la realtà è un’altra ed è quella degli ennesimi ritardi sul progetto riportati da alcune testate locali. I cantieri della nuova acciaieria sono slittati alla primavera del 2027. Si parla di un ritardo di 8-10 mesi. E ancor peggio, Metinvest Adria sta cercando un terzo investitore, anche su richiesta del pool di banche che dovrà finanziare il progetto.

Tradotto: prima di parlare di rinascita industriale sarebbe forse il caso di capire quando, come e con quali soldi questa rinascita dovrebbe cominciare.
Mentre si celebra la grande scommessa di Piombino, la Regione ha dovuto chiedere a Metinvest ulteriori integrazioni alla documentazione ambientale, dopo una precedente procedura chiusa per dati insufficienti. Altro che progetto pronto a partire!

Eppure la narrazione è sempre la stessa: Piombino cambia, rinasce, Piombino diventa protagonista. Ma protagonista di cosa se non di impoverimento dei servizi e di accentramento del disagio? Di un progetto che ancora deve trovare un terzo socio? (Perché non lo stato visto l’enorme esborsò che dobbiamo comunque sostenere? Ancora una volta dobbiamo pagare noi per far guadagnare gli altri, contrariamente alle nazionalizzazioni che stanno già avvenendo in altri paesi europei?)

A Piombino, come detto dall’operaio citato nell’intervista, di annunci di investimenti, impianti, e migliaia di posti di lavoro ne abbiamo sentiti tanti. Intanto gli operai aspettano senza certezze sul futuro e soprattutto senza lavoro vero.

Non bastano rendering, conferenze stampa e promesse. Una città rinasce quando gli investimenti diventano cantieri, i cantieri diventano fabbriche, le fabbriche tornano a dare lavoro e i servizi tornano a funzionare. Serve il coraggio di uno Stato che si comporta da Stato fino in fondo diventando socio.

Altrimenti, ancora una volta, resterà soltanto speculazione politica. E vedremo se, senza alcun cambiamento, fra cinque anni questa intervista non sarà ricordata come l’inizio del ritorno della sinistra.
Collettivo Popolare Piombinese