PIOMBINO – Il Casone di Baratti non è solo un luogo abbandonato in riva al mare, ma è un pezzo della nostra storia, un simbolo del rapporto che abbiamo con questo territorio. Per questo il destino che gli stiamo preparando dice molto su cosa vogliamo diventare come comunità.
Per noi di Rifondazione Comunista, la scelta è chiara: il Casone deve essere pubblico. Non un resort esclusivo per pochi e nemmeno un albergo di lusso, ma un centro che torni a vivere per la città e per chi viene a studiare e a restare nel nostro territorio.
L’idea, emersa anche in questi anni di confronto, è semplice. Immaginiamo un Casone che sia un punto di riferimento culturale per la città: un centro legato al Parco Archeologico e alle Università, che possa fare ricerca e divulgazione sulla biologia marina e l’archeologia. Che possa diventare una foresteria per studenti e ricercatori che lavorano sulla necropoli. È un modo per tenere vivo il legame tra il nostro passato e il presente, per restituire valore a un luogo che rischia di restare in attesa per anni.
E, perché no, anche alcune attività commerciali, ma con un contratto di gestione pubblico, sul modello della Parchi. Un modo per ripagare l’investimento senza privatizzare il tutto. Con un vincolo che sia il restauro conservativo, perché il Casone va salvaguardato e non stravolto a livello architettonico.
Ma c’è un punto politico che non va sottovalutato. La proposta di un centro polivalente non può diventare l’ennesima operazione di economia dei servizi, dove si pensa di risolvere tutto con bar, ristoranti e qualche attività per turisti. Questo territorio merita di più. Se ci limitiamo a immaginare il Casone come un luogo di ristorazione e accoglienza leggera, stiamo già sbagliando l’approccio. L’economia dei servizi è importante, ma non basta a dare un futuro a una comunità come la nostra. Serve il coraggio di puntare su qualcosa di strutturale: un centro di ricerca che sia anche un polo universitario o un luogo di “alto” servizio che produca cultura e lavoro qualificato.
Sì, costa. Ma abbiamo speso quattro milioni per una strada. Vale molto meno la tutela di un luogo che è la nostra eredità più importante? La vera domanda è un’altra: quanto costa, a lungo andare, lasciare che il Casone marcisca in attesa di un acquirente o che venga snaturato da un resort di lusso?
Non è una soluzione di utopico romanticismo il nostro, è semplice buon senso. È la volontà di capire pienamente che il valore di un luogo come Baratti non si misura in camere d’albergo, affitti brevi, ennesimo cocktail sulla spiaggia e file di ombrelloni sulla spiaggia, ma nella sua capacità di raccontarci chi siamo e di valorizzare la ricchezza storica, umana e sociale di questo territorio, riuscendo ad intercettare i soldi ministeriali, universitari e dell’Unione Europea sulla cultura. E questo, se lo perdiamo, nessuna investimento lo restituisce.

