“Transizione energetica”: considerazioni sull’incontro che si è svolto a Suvereto

PIOMBINO – Martedì sera abbiamo partecipato, come lista civica, ad una nutrita assemblea pubblica alla presenza dei primi cittadini Ticciati, Pasquini, Scarpellini e Riccucci, assente l’amministrazione di Piombino.

Un incontro che ha fatto emergere, con drammatica chiarezza, una verità: quella che viene chiamata “transizione energetica” si sta manifestando, nei fatti, come una mera e aggressiva speculazione ai danni del paesaggio, dell’economia locale e della qualità della vita dei cittadini.

Siamo di fronte alla piena realizzazione e diffusione di quello che pochi anni fa veniva definito il “Metodo Piombino”.
All’epoca sostenevamo che l’imposizione di impianti calati dall’alto, attraverso leggi ‘ad hoc’ e commissariamenti che bypassano le comunità locali, non era un’eccezione legata a una specifica emergenza, ma un prototipo. Oggi quel metodo sta venendo applicato, in modo sistematico, a tutto il territorio nazionale.
Allora, per sviare l’attenzione, si arrivò persino a sostenere cinicamente che il problema del rigassificatore fosse puramente estetico, suggerendo che una diversa colorazione della nave avrebbe placato le proteste. Seguendo questa logica distorta e riduzionista, oggi per rendere accettabile la cementificazione dei nostri campi e la saturazione del territorio con impianti fotovoltaici, sistemi BESS, sottostazioni e infrastrutture di collegamento, basterà “verniciarli di verde”.
La transizione ecologica richiede visione e pianificazione, non l’occupazione selvaggia del suolo agricolo e naturale da parte di multinazionali che mirano esclusivamente al profitto immediato.
Siamo stufi di sentirci dire che siamo quelli del no a prescindere. Siamo quelli che ritengono che il ‘come e dove’ siano fondamentali e
non possiamo più tacere riguardo alle responsabilità di chi ha permesso e agevolato questo scempio. In primis la
Regione Toscana
fallendo nel suo ruolo di difensore degli interessi dei territori, incapace di imporre una programmazione che tuteli la vocazione agricola e turistica della Val di Cornia.
Attraverso l’alibi dell’emergenza energetica, in nome della transizione di cui l’Italia oggi paga ritardi mostruosi di Governi non lungimiranti, subiamo decisioni che scavalcano ogni forma di democrazia partecipativa.
Occorre un cambio radicale e la transizione che tutti auspichiamo deve essere fatta ‘con’ il territorio. Questo dovrebbero pretendere
tutti, partiti, rappresentati del mondo civico e associazioni. Transizione pianificata e allora il NO che oggi fa così tanto comodo a qualcuno e così tanto strumentalizzato diventerebbe un SÌ deciso