“Biglietti per Piombino”: Canzone di un pomeriggio stanco

Testo Gordiano Lupi, foto di Riccardo Marchionni 


Canzone di un pomeriggio stanco

Mentre la scavatrice gialla come il sole  

se ne sta in disparte  

come un aratro in mezzo alla maggese,  

avrebbe detto il poeta,  

così sola nel prato,  

abbandonata e stanca dopo il lavoro mattutino,  

il ferro che ancora odora di terra smossa.

 

E tra i rovi, piano,  

una ginestra fa capolino.  

Testarda.  

Gialla anch’essa, ma viva.  

Non sa di fatica, lei.  

Sa di maggio che insiste.

 

Io scrivo poche frasi  

senza capire il motivo di tanta tristezza.  

Le parole cadono sul quaderno  

come foglie secche d’olivo.  

Seduto qui, sulla panchina di un parco,  

tra un olivo frondoso che conosce tutte le estati  

e l’isolotto di Palmaiola,  

sperduto in mezzo al canale di Piombino,  

un sasso grigio che galleggia nel blu.

 

Forse è colpa dello scirocco.  

Porta sale, porta sonno, porta pensieri appiccicosi.  

Forse è colpa del tempo che passa  

e non chiede permesso.  

Passa sulla scavatrice, sulla ginestra,  

sulle mie mani ferme.

 

Due gialli diversi nello stesso prato:  

uno che riposa,  

uno che nasce.  

E io nel mezzo,  

che guardo e non so scegliere  

se sia più triste il lavoro finito  

o il fiore che non sa di essere solo.