CAMPIGLIA MARITTIMA – Per mesi ho segnalato, con atti formali, interrogazioni e richieste puntuali, quello che stava accadendo sul 118. Non opinioni, non allarmismi, ma fatti che si stavano già concretamente realizzando.
Ho chiesto chiarimenti, ho chiesto prese di posizione, ho chiesto che il Comune facesse
il suo ruolo: difendere i cittadini.
Il comportamento della sindaca Ticciati su tutta questa vicenda è stato chiaro: Silenzi, rinvii, promesse.
“Tavoli”, “incontri”, “approfondimenti”, le solite parole utili solo a prendere tempo e a fingere interesse e lavoro.
Nel frattempo le decisioni andavano avanti, pezzo dopo pezzo, fino ad arrivare al punto in cui siamo oggi. Un punto di non ritorno costruito passo dopo passo, mentre chi avrebbe dovuto intervenire sceglieva di non farlo.
E questo è il punto politico più grave: non siamo di fronte ad una semplice inerzia, ma a quella che è palesemente una precisa volontà di non ostacolare scelte già decise altrove.
Perché quando per mesi qualcuno ti segnala un problema, ti porta atti, ti chiede di intervenire, e tu non fai nulla, non stai subendo. Stai scegliendo.
E oggi i fatti lo dimostrano in modo inequivocabile.
Dopo aver tolto il medico dal 118 nelle ore notturne a Venturina, dal 18 maggio verrà eliminato anche di giorno. Il medico sparisce completamente dal
servizio di emergenza territoriale locale. Al suo posto resteranno ambulanze con infermiere a bordo, se va bene, mentre l’unico medico sarà su un’automedica con base a Piombino, chiamata a coprire tutta la Val di Cornia.
Questa, come diciamo da anni, non è una riorganizzazione. È un ridimensionamento e viene raccontato come un miglioramento.
Nel frattempo si scaricano sugli infermieri responsabilità che non sono le loro, cercando di far passare come equivalente un servizio che equivalente non è. Lo dicono anche loro, pubblicamente: “non siamo un compromesso”.
E mentre qui si tace, altrove cosa succede?
A Rosignano il Sindaco si oppone apertamente, porta atti, costruisce una
posizione politica chiara.
A San Vincenzo si chiede una riorganizzazione basata sui dati reali e sui
carichi stagionali.
Qui, invece, si è scelto un altro approccio: non disturbare.
Non disturbare la ASL.
Non disturbare la Regione.
Non disturbare il PD, il suo partito.
Anche quando questo significa andare contro gli interessi dei cittadini.
In questi mesi, anziché affiancarsi alle richieste legittime del territorio,
l’amministrazione ha di fatto accompagnato questo processo, raccontando
rassicurazioni che i fatti hanno puntualmente smentito.
E nel frattempo si è arrivati al risultato finale: un servizio più debole,
meno sicuro, più distante.
A questo punto le domande sono inevitabili:
Come si garantiscono protocolli salvavita con un solo medico per tutta la
Val di Cornia?
Cosa succede quando quel medico è già impegnato o in trasferimento?
Quanto può costare, sulla pelle dei cittadini, questo “risparmio”?
Perché di questo si tratta: un risparmio ottenuto riducendo un servizio
essenziale.
E allora viene da chiedersi se davvero non esistessero alternative, se
davvero non si potessero razionalizzare altri costi senza toccare
l’emergenza.
Io una proposta concreta l’avevo provata a fare: almeno un punto di
medicheria a Venturina Terme per alleggerire nella Val di Cornia il Pronto
Soccorso di Piombino e dare risposte immediate ai cittadini. Anche quella
ignorata.
Nel frattempo, però, emergono altre priorità, quelle dei clochard ad
esempio, che impegnano spazi e soldi pubblici, scelte immotivate, che nulla
hanno a che vedere con le urgenze sanitarie del territorio.
Il risultato è sotto gli occhi di tutti.
E a questo punto non basta più il silenzio.
Perché chi ha avuto mesi per intervenire e non lo ha fatto, oggi non può far
finta di non sapere e dovrebbe dare conto delle sue scelte e della sua
inerzia.
Addio al medico a bordo dell’ambulanza, niente nuovi servizi ma speriamo di
poter accogliere clochard che verranno apposta qui magari indirizzati dalla
ASL stessa!

