“Autobus vecchi 20 anni che viaggiano con il cellophane al posto del finestrino”

CAMPIGLIA MARITTIMA – Riceviamo la segnalazione di alcune mamme e pubblichiamo.

Autobus vecchi 20 anni che viaggiano con il cellophane al posto del finestrino, specchietti retrovisori attaccati con lo scotch, ammortizzatori finiti, freni che cigolano, cinture di sicurezza inesistenti, porte che si aprono una volta si e una no, e sedute di plastica. Siamo nel Terzo Mondo? No, siamo a Campiglia Marittima.

Campiglia Marittima è un ridente comune toscano, eletto tra i borghi più belli d’Italia. Qui si investono decine di migliaia di euro in automobili nuove fiammanti per sindaco e giunta, stadi di calcio all’avanguardia, grandi eventi di cicloturismo, faraonici progetti e  studi di fattibilità e consulenti pagati fior di quattrini.Insomma, quando si tratta di immagine e vetrina, non si bada a spese.

Le scuole sono il fiore all’occhiello: bilinguismo, madrelingua, progetti Erasmus, fino a tecniche didattiche ispirate ai più famosi college americani alle medie. Sulla carta, un’eccellenza.

Peccato che, per arrivare in queste bellissime scuole, i bambini debbano rischiare la vita su mezzi da Terzo Mondo. E questo, a quanto pare, non è un problema né per la Sindaca Ticciati — nonché delegata all’istruzione — né per la Dott.ssa Frongillo, dirigente scolastica, né per gli uffici competenti e figuriamoci per la Riccitelli Autotrasporti che vanta recensioni a una stella. Tutti impeccabili nei principi, un po’ meno nella realtà.

Da mesi questa è la situazione che alcuni bambini della Scuola Amici stanno vivendo. Nello specifico, negli ultimi mesi il servizio di trasporto scolastico per la Scuola Amici di Campiglia ha evidenziato criticità tutt’altro che marginali, in aperto contrasto con gli standard che ci si aspetterebbe da un servizio legato a un’eccellenza dell’Istituto. Il servizio è appaltato all’azienda Autoservizi Riccitelli, le cui recensioni online — facilmente consultabili — non promettono nulla di buono (ma evidentemente leggerle era un optional, quando la priorità è spendere poco).

All’inizio il problema principale riguardava gli orari: un solo autobus per elementari e medie, con bambini piccoli costretti a partire anche un’ora prima dell’inizio delle lezioni. Una situazione scomoda ma accettata, perché si sa, “non è un servizio ad personam”.

Poi sono arrivati i ritardi, sempre più frequenti, aggravati dall’inadeguatezza dei mezzi: tempi di percorrenza assurdi, oltre un’ora per distanze minime. Un piccolo viaggio nel tempo, più che un tragitto casa-scuola.

Le criticità sono aumentate: è emersa, senza alcuna comunicazione ufficiale, l’intenzione di utilizzare autobus privi di cinture di sicurezza. Formalmente tutto regolare, certo — mezzi vecchi di 20 anni che non le prevedono. Ma evidentemente la sicurezza vale solo quando riguarda le auto dei genitori, non i mezzi pubblici dei bambini.

Per settimane, inoltre, l’autobus ha presentato problemi tecnici gravi, spegnendosi ripetutamente anche fino a cento volte durante un solo viaggio, in salita, in discesa, in curva. Una sorta di “start and stop” versione estrema, con evidenti rischi. Le segnalazioni inviate al Comune e alle istituzioni? Nella quasi totalità ignorate. In un caso, è stato riferito che i controlli della stessa ditta avevano dato esito positivo: controllore e controllato coincidono, e la questione è risolta. Almeno sulla carta.

Quando finalmente il mezzo è stato sostituito, è arrivato un autobus “nuovo” ma completamente inadatto al percorso: troppo grande, difficile da manovrare, tanto da causare anche un piccolo tamponamento. E comunque in condizioni discutibili: specchietto fissato con nastro adesivo, finestrino coperto con cellophane. Un miglioramento, si fa per dire.

Risultato: tempi di viaggio ancora più lunghi, spesso oltre un’ora, fino ad arrivare a un’ora e mezza. Più che un trasporto scolastico, una prova di resistenza.

L’autista e l’assistente, che lavorano in condizioni difficili , quasi disumane, continuamente in pensiero per l’incolumità dei bambini perché anche le loro proteste giornaliere per l’inadeguatezza dei mezzi sono inascoltate.

La situazione è drammatica, e i genitori in questi mesi sono stati sistematicamente ignorati dalle istituzioni. Eppure, garantire servizi minimi essenziali dovrebbe essere il punto di partenza, non un optional. Il principio della centralità dell’utente? Qui completamente ribaltato: l’utente è sacrificabile, purché si spenda poco e si mantenga la facciata.

In tutto ciò invece i genitori pagano regolarmente perché se si ritarda una settimana si viene subito richiamati all’ordine e se si prova a non pagare per protesta arriva una diffida ad adempiere con spese di invio a carico dell’utente. Insomma, noi dobbiamo pagare e anche zitti.

Le istituzioni sembrano vivere su un altro pianeta e sono completamente disconnesse dai problemi reali dei cittadini. I cittadini chiedono servizi essenziali. Le istituzioni non hanno scuse. Si mettano immediatamente in moto per risolvere le criticità che hanno creato agli utenti scegliendo un fornitore che ha recensioni a una stella e sospendano immediatamente i pagamenti futuri

L’amministrazione dovrebbe forse ricordarsi che, prima di pensare alla Luna, bisognerebbe almeno essere in grado di far arrivare un autobus a scuola — in sicurezza e in orario.