Aumenti costo carburanti: a rischio l’agricoltura toscana

TOSCANA – E’ decisamente più amaro che dolce questo periodo storico per i produttori di miele. A lanciare l’SOS sono gli stessi apicoltori che denunciano una situazione portata al limite dagli esosi rincari del carburante e dal fatto di essere stati esclusi da misure che avrebbero potuto portare al settore un po’ di ossigeno. E d’altro canto aumentare i costi al consumatore non è sempre vantaggioso.

Lo sa bene l’apicoltura Dr. Pescia (il laboratorio si trova a Rosignano) che con i suoi oltre 50anni di esperienza, il più alto numero di alveari di tutta la Toscana e le 10 varietà di miele prodotte, da tempo è riuscita ad imporsi nel mercato come una delle realtà più importanti di questo comparto agricolo.

Ciononostante, il titolare Paolo Pescia (in foto) parla di una situazione preoccupante. “La nostra è un’attività ad altissimo rischio imprenditoriale- dice- tanto che ogni anno per noi è sempre una sfida, in quanto dipendiamo totalmente dall’andamento stagionale.


Il punto però- evidenzia- è che per un’azienda come la mia è necessario praticare il nomadismo, altrimenti sarebbe impossibile produrre tutte le qualità che i clienti ci chiedono, ma ora che i costi di carburante sono schizzati alle stelle ci troviamo in seria difficoltà. In questi giorni iniziamo a spostare gli alveari sulla montagna pistoiese e sulla Garfagnana per fare la fioritura dell’acacia e se prima lil gasolio si aggirava intorno a 1 euro e 60 ora è salito a 2 euro e mezzo”. Ma oltre al danno c’è anche la beffa. “Purtroppo non possiamo usufruire del gasolio agricolo poiché per spostare le api utilizziamo gliautocarri, non i mezzi agricoliprosegue Pesciasperavamo che ci venisse concesso il credito d’imposta per i mesi di marzo e aprile, cosa che invece sembra essere saltata”.

Dunque, tanto sconforto e amarezza da parte di chi chiede soltanto di continuare a fare il proprio lavoro in maniera decorosa. “Abbiamo quattro camion- spiegaPescia– ciascuno dei quali ogni giorno percorre 250 chilometri e tantomeno possiamo pensare di aumentare i prezzi dei nostri vasetti perché la concorrenza dall’estero è spietata e finiremmo con lo spingere il consumatore a rivolgersi a quei tipi di miele. Si tratta di prodotti venduti a basso prezzo ma che nel 70% dei casi risulta di bassa qualità e che quindi non ha niente a che fare con il miele toscano”. La guerra in Medio Oriente e la chiusura del canale di Hormuz sta dunque innescando un meccanismo altamente pericoloso per il mondo agricolo, compreso quello che si rivolge alle api.

E’ inaccettabile assistere ad una simile situazione- sottolinea Cinzia Pagni, presidente Cia Etruria-ricordiamo che quello dell’apicoltura è un settore importantissimo, non solo per ciò che produce ma anche perché necessario a garantire l’equilibrio dell’intero ecosistema e della vita umana, contribuendo all’impollinazione di circa il 75% delle colture alimentari”.

Sara Chiarei, addetto stampa Cia Etruria.