Venturina Terme: presentati i risultati della sperimentazione sull’utilizzo dei biostimolanti in agricoltura

VENTURINA TEERME – Successo dell’iniziativa promossa da Cia Etruria in collaborazione con la Scuola
Superiore Sant’Anna di Pisa.

L’incontro, svoltosi presso la saletta comunale “La Pira”
di Venturina Terme è valso a presentare i risultati di una prima sperimentazione
sull’utilizzo dei biostimolanti in agricoltura che la scorsa estate ha coinvolto due
aziende del territorio. Relatori dell’evento i professori Antonio Ferrante e Fabio
Scotto di Covella, entrambi dell’Istituto di Produzioni Vegetali della Scuola Superiore
Sant’Anna.

“Si è trattato di un appuntamento molto importante- dice Marino Geri,
responsabile Cia Etruria Val di Cornia– perché i biostimolanti rappresentano una delle
possibili soluzioni ai tanti problemi che affliggono il mondo agricolo, a partire dagli
effetti dei cambiamenti climatici, passa attraverso l’innovazione e la ricerca
scientifica che può aiutare i produttori a migliorare le proprie performance”.

In pratica, queste sostanze e microrganismi (fanno parte della categoria “prodotti ad
azione specifica”, hanno la facoltà di aumentare la crescita e la tolleranza delle
piante agli stress abiotici (come salinità, alte temperature e siccità) migliorandone la
qualità del prodotto.

“I biostimolanti vanno ad aumentare ciò che le piante già
fanno- spiega il professor Ferrante– mettendole in condizione di stare meglio.
Attenzione però, non devono rappresentare un costo aggiuntivo per l’agricoltore,
bensì un mezzo tecnico combinato con quelli che sono le gestioni agronomiche
tradizionali dell’agricoltura.

Lo scopo è quello di evitare le perdite aiutando a
migliorare l’efficienza di uso dei fertilizzanti e, allo stesso tempo, ottenere un
significativo contenimento dei costi. E’ fondamentale -aggiunge Ferrante- ridurre la
soluzione nutritiva per ottenere un incremento dell’effetto dei biostimolanti”.

Il professor Fabio Scotto di Covella ha quindi illustrato gli effetti di tre biostimolanti
sull’incidenza del marciume apicale nel pomodoro, dati rilevati presso due aziende
Cia Etruria. Risultati che meritano nuove sperimentazioni ma che hanno già
restituito una base solida da cui ripartire per affinare ulteriormente una pratica che
ha comunque confermato come la ricerca universitaria possa incidere positivamente
sul futuro dell’agricoltura.

“Si è trattato di un incontro in importante- chiosa Cinzia
Pagni, presidente Cia Etruria– frutto della preziosa collaborazione che da tempo
portiamo avanti con il Sant’Anna di Pisa. Dalla ricerca e dall’innovazione dipendono
lo sviluppo, la resilienza ed il futuro stesso dell’agricoltura”.