PIOMBINO – Due settimane sono passate dal decreto-legge con cui il governo Meloni ha deciso di prorogare la presenza a Piombino del rigassificatore. Non è una proroga tecnica, e ha ben poco rispetto dell’intelligenza dei cittadini di Piombino chi lo ha finora affermato. Anche chi la città credeva di avere dalla propria parte, sempre pronto a difenderla.
Ma solo fino a un certo punto, a quanto pare. Il punto in cui occorreva porsi in conflitto con il proprio governo, correndo forse il rischio di azzoppare la propria carriera politica.
Una delusione per tanti che ci avevano anche in buona fede creduto, una sconfitta per tutta la città. Toccherà comunque andare avanti lo stesso, tenendo fermo il punto su ciò per cui comitati, associazioni ambientaliste e il nostro sindacato si sono finora battuti: via il rigassificatore da Piombino. E aggiungiamo pure: pieno recupero dell’indipendenza politica dell’Italia nello stabilire le proprie forniture energetiche; rinuncia progressiva ma decisa ai combustibili fossili e sì alle fonti rinnovabili senza ulteriore consumo di suolo.
Discutere di compensazioni (improbabili) adesso e non dello stralcio della proroga del rigassificatore dal decreto significa tentare di distrarre la popolazione da una resa di fatto. La mancanza finora di emendamenti al decreto e di impegno dei partiti nel farli approvare parla altrettanto chiaro: mandare davvero via il rigassificatore da Piombino non è una priorità né per un centrodestra né per il centrosinistra.
A quasi tre anni dalla sua messa in esercizio, il rigassificatore non ha risolto nessuna inesistente emergenza energetica, né ha dato alcun beneficio ai cittadini e alla realtà produttiva di Piombino. A trarne profitti è stata solo SNAM. E ovviamente le industrie estrattive e i governi di Stati Uniti e Qatar. Più noi paghiamo il loro GNL, più loro guadagnano. E non si prenda in giro ancora una volta l’intelligenza di noi tutti, dicendo “meglio acquistarlo e anche strapagarlo da loro che finanziare la Russia.
Come se il Qatar fosse il paradiso dei diritti umani e non una petromonarchia che ha sfruttato e sacrificato migliaia di lavoratori per la vetrina dei Mondiali di calcio pochi anni fa. Come se gli USA e i loro sodali israeliani non fossero tra gli stati più guerrafondai del pianeta, colpevoli di innumerevoli nefandezze e crimini gravissimi.
L’ultima ingiustificabile e pericolosa aggressione contro l’Iran non solo espone l’Italia e i suoi abitanti a una nuova corsa dell’inflazione e al rischio di nuove crisi, dopo anni di deindustrializzazione già avanzata che morde anche il nostro territorio (acciaierie, Magona…). Il rischio che il nostro paese possa venire trascinato anche militarmente in questo disastro esiste, dobbiamo dircelo. Il porto di Piombino, a causa della presenza del rigassificatore e dell’ingente transito di armi e mezzi militari, diventerebbe in quel caso un obiettivo sensibile. La pavidità del governo Meloni, la sua incapacità di dire nemmeno un no a Trump e di condannare la sua sconsiderata campagna militare sta quindi mettendo a rischio la nostra sicurezza.
In questo scenario, crediamo che la mobilitazione contro il rigassificatore debba continuare con ancora più determinazione e che debba davvero far propria anche l’opposizione al riarmo, all’economia di guerra e alla sua logistica che vede in Piombino e nel suo porto uno snodo sempre più centrale. E che ogni mobilitazione contro la guerra che voglia essere coerente, dovrà necessariamente essere anche contro il rigassificatore. L’attacco dell’inflazione conseguente alle guerre ha già colpito pesantemente le tasche di lavoratori e lavoratrici.
Una lotta reale e costante per forti aumenti salariali, l’indisponibilità a nuovi sacrifici e a stringere la cinghia sono il NO sociale alla guerra e al riarmo che come USB ci impegniamo ad alimentare e che porteremo anche nella manifestazione dell’11 aprile. Tanto più la popolazione, le associazioni e le forze politiche non compromesse con il partito unico della guerra riempiranno le piazze con i loro bisogni e la loro determinazione, tanto più chi ha finora ingannato Piombino sarà messo ai margini e non potrà trarre da questa vertenza alcun tornaconto elettorale.
Qualcuno forse, a Firenze come a Roma, ha deciso che Piombino deve essere una zona di sacrificio, un territorio da desertificare di occupazione, servizi e popolazione. Se le istituzioni e le forze politiche locali non hanno la reale volontà di opporsi a tutto questo per non disturbare i vertici dei propri partiti, altri comunque continueranno a lottare ancora, non più male accompagnati.
IL 64 % di NO all’ultimo referendum che Piombino ha saputo esprimere, ben sopra la media toscana, è una chiara sfiducia dal basso verso l’operato di questo governo, decreto rigassificatore compreso.
L’11 aprile alle 16:00 in Piazza Gramsci dobbiamo continuare ad esercitare questa sfiducia dal basso. La nostra città non può diventare un hub del gas e delle armi. Piombino non si arrende e non si arruola!